De Rossi fa 500, non chiamatelo più "erede"

A più di 5000 giorni dall'esordio, il "capitan futuro" della Roma raggiunge le 500 presenze: un traguardo eccezionale, da celebrare sabato con l'Empoli

De Rossi fa 500, non chiamatelo più "erede"
De Rossi arriva a 500 con la Roma: un traguardo eccezionale!

Ne ha fatta di strada. Dopo 5099 giorni, a quasi 14 anni dall'esordio con la maglia della Roma, De Rossi taglia il traguardo delle 500 presenze con la Roma. Tra i giocatori attualemente in forza ai giallorossi è secondo solo al Capitano, Francesco Totti.

Il "capitan futuro", però, in questo decennio abbondante, anche grazie ai pochi infortuni subiti, si è rivelato uno stakanovista eccezionale, tra critiche e mormorii, che hanno scalfito, in parte, l'affetto reciproco tra giocatore e tifosi, ma che non hanno permesso che il rapporto con la Roma venisse meno. Un giocatore tecnicamente esperto, capace di giocare mediano come pochi in Italia (il ruolo del libero sta quasi scomparendo dal calcio moderno, difatti), ma anche centrale in difesa, ruolo al quale si sta abituando con Garcia, visti i problemi della sua Roma. 

La tecnica, si sa, non è tutto, e De Rossi va valutato anche sul piano mentale, per la sua schiettezza forse unica per il calcio attuale. Recentemente ha dichiarato: «Sono il più pagato della serie A con sei milioni e mezzo a stagione? E allora? Secondo i tifosi mi dovrei vergognare quando non gioco bene, come se mi facesse piacere non essere sempre all’altezza. Se un cantante gira in Jaguar è figo, se ci gira un calciatore è stronzo. Non l’ho mai nascosto, quando c’era da rinnovare il contratto… Gioco per chi mi dà più soldi» Frasi al vetriolo, frutto di una sincerità disarmante. E' sempre De Rossi ad avere l'unico rimpianto "di poter donare una sola carriera alla Roma", frase che - conoscendo il tipo di giocatore - non può far pensare a una dichiarazione di circostanza. Ogni tanto questa sua passione esplode in interventi cattivi, in campo, ma la vita tiepida non piace a De Rossi, e non ci mette molto a farlo capire.

L'album dei ricordi

Con 499 gare alle spalle, l’album dei ricordi è pieno. Ne citiamo due. Come scordare il primo gol in assoluto: al Torino, a maggio 2003:  un tiro da 35 metri che colpisce il palo, beffa Sorrentino e fa alzare in tribuna il presidente Sensi, incredulo. Fino alle emozioni più recenti:  È la prima di Garcia (25 agosto 2013). Estate in bilico con sirene inglesi respinte qualche giorno prima. La Roma, reduce dallo schiaffo del 26 maggio, fatica. Decide Daniele nella ripresa regalando i primi tre punti a Rudi e tornando al gol dopo 469 giorni di astinenza. A fine gara dirà: «Dentro Trigoria tutti mi vogliono bene, è una famiglia, la mia seconda casa. Il gol è per noi».

Totti ha segnato la strada, De Rossi la sta percorrendo, lasciando a Florenzi il segnale luminoso che indica la pista: come spesso ripete la Curva Sud, capitani e bandiere sono il vanto di Roma che pochi, ad oggi, possono dire di avere.