Ricordi di Derby - Sponda Giallorossa

Dalle "manite" ai "selfies", dai colpi di genio alle vittorie d'autogol, la storia della stracittadina ha detto "Roma" per 60 volte contro le 43 dei cugini laziali. Riviviamo le pagine storiche di una sfida mai banale.

Ricordi di Derby - Sponda Giallorossa
Ricordi di Derby-Sponda Giallorossa

E' il momento. Scocca il tempo del derby. Poche ore ci separano da un match che si inserisce - senza in realtà farne parte - nel più ampio braccio chiamato campionato. Con esso i rapporti sono frammentati, mai chiari. Il campionato, a Roma, si frappone, si incunea, nel mezzo dei due (qualche volta 3, raramente 4) confronti interni. Poca Gloria, si dirà, e dunque poco a cui ambire. Molto Amore, si replicherà, e dunque aspirazione enorme.

L'intensità di emozioni e sentimenti contrastanti è ancora viva, nel cuore del popolo romano, ma in condizioni estreme, come questa che ci apprestiamo a raccontare, nel match di domani (i motivi sono ben noti), anche i rimedi per tenere sveglio il pathos si estremizzano: si rende necessario il rispolvero delle vecchie pagine della storia. La storia, maestra di vita, chiamata a soccorrere il presente ferito. I nostri ricordi romanisti del derby, pochi, umili, ma zeppi, intrisi, di significati condivisi, ci aiutano a viverlo con ardore, questo pre Derby. Ci siamo.

Sette foto

Riavvolgiamo il nastro, sviluppiamo le foto. Sette, numero perfetto.

1.Il dagherrotipo che meglio rappresenta il particolare (o strano) momento che ci porta a questo derby è il selfie di un genio. Francesco Totti è il Re di Roma, il suo scatto entra di diritto nella storia del calcio. E' il gennaio 2015, la Roma ha già iniziato a perdere pezzi e colpi, la Lazio non sa ancora che sta per iniziare una grande cavalcata-Champions. I biancocelesti sono vogliosi e bruciano la Roma in mezz'ora. Ma "ogni presagio porta con se il futuro", e la storia soccorre il presente, ancora (ecco perchè oggi siamo qui, allora...). Eccolo, il Capitano, il "figlio di Roma". Due reti simbolo, una fantastica, seguita dalla corsa dai fratelli spirituali della Sud, dallo scatto immortale.

Totti e il selfie - Foto: Reuters
Totti e il selfie - Foto: Reuters

2.Francesco Totti è anche ben altro, portando alla memoria le storie di Derby. Per esigenze di tempo e spazio, ci limitiamo a ricordare il cucchiaio nello storico 1-5 inflitto ai rivali quell'11 marzo del 2002 che resta ancora nella storia (il protagonista assoluto quella sera fu Montella, con 4 splendide reti). Potremmo lanciare il sasso ricordando una, recente, simbolica, doppietta. Quella punizione-rigore del "derby del laser", deciso dal Capitano giallorosso. Era il 2011, la serie di cinque vittorie giungeva al termine in quel modo tanto contestato. Simbolica, infatti. Anche le polemiche, gli sfottò, fanno parte di Roma e del derby. Questi contorni, oggi, vacillano. 

3.Parlando di vittorie di fila, è proprio il derby a consacrare la prima Roma di Spalletti. E' il 26 febbraio del 2006, la Roma non perde da 10 turni, ma ha perso da poco il suo Capitano sino al termine della stagione, per un brutto infortunio. La risolvono Taddei e Aquilani, due "romani" veraci, altri due che quando vedono (vedevano) biancazzurro non lesinavano energie. 

4.E i "mille" pareggi, chi li dimentica? Troppi, tutti a riempire le prime stagioni dei 90s così vicini a noi eppure distanti anni luce. 1-1, e nessuno gode. Che delusione.

5.Zeman, poi, i derby li ha vissuti veramente. Sulla pelle, da entrambe le sponde. Con la Lazio le vittorie (4 nello stesso anno), con la Roma il gran rumore...per poco. 

Zeman - Foto: Sky Sport
Zeman - Foto: Sky Sport

6. Mazzone. E' il novembre del 94, la Roma domina un gran derby, Carletto è in estasi a fine gara sotto la "sua" Sud. Una grande Roma, mai in grado di coprirsi d'alloro.

7. Da ultimo, non potendo qui citare i tempi davvero remoti degli anno 60, 70 e 80, lo sguardo si posa al 17 dicembre del 2000. La Lazio campione d'Italia, il derby bruttino, combattuto. Ci pensa Paolo Negro a renderlo immortale. 25' secondo tempo, Nesta spazza una palla strana, pericolosa, Negro è lì, non può non deviare in porta. In quel derby, già di suo reso unico, Cafù impressionò (la parola giusta è un'altra, forse) Nedved con una magia che a parole resta difficile spiegare, anche dopo 16 lunghi anni.

L'album dei ricordi è (ancora) pieno. Le ore che ci separano da questo derby sono sempre meno. Il passato è spinta al futuro, non laccio che lega a ricordi eternizzati, teorici, irripetibili.

Sfogliare i ricordi deve aumentare la passione, non esagerare la nostalgia. Questo, almeno, era il nostro modesto intento. 

Buon Derby. Nonostante tutto.