Roma, il piacere del gioco e la maturità dei vincenti

La Roma produce, costruisce, è attenta, non soffre. I segnali che voleva Spalletti, pure inseriti in un clima sempre fragile e non brillante. Ma efficace. Altri tre punti in cascina e Juve tallonata.

Roma, il piacere del gioco e la maturità dei vincenti
asroma.it

Tallonare la Juve, tenere il ritmo, dare impressione, in un clima magari fragile, di essere i più efficaci. Quelli più cinici, al netto di tutto.

Non riesce in tutto e per tutto, alla Roma, l'obiettivo sopraelencato, che era il macro-proposito del 2017 di Spalletti, ma senz'altro riesce quello fondamentale delle vittorie incrociate. Dei punti in cassa sempre positivi, sempre con le imperfezioni che contraddistinguono la casa romana. Ma con l'efficacia, quella sì è arrivata, che porta i capitolini ancorati allo scoglio Juve, il -1 della lotta.

Col Cagliari, spartito simile ad altre gare: pensiero condiviso sulla tranquillità della gara, risvolti tutt'altro che previsti: i sardi sono attenti, non lasciano passare se non in rare occasioni. La Roma non spinge per tutta la prima frazione, esclusa una sortita che porta ad una mezza topica di Dzeko, quel bomber da venti gol che manca alla Roma. Aggiornando le statistiche, però, quei 20 gol sono in cassa già al 22 gennaio, metà stagione. Sì perché all'alba della ripresa è lui a sfruttare un'incursione di Rudiger e fare centro con precisione, questa sì, fondamentale. Il gol che prende il nome di "episodio", fin lì. Poi la Roma passa in fase di legittimazione, quel momento in cui, a match ancora aperto, si distinguono nettamente i giallorossi (e questi sono segnali che scaldano, danno quel vento che poi ti solleva, direbbe Spalletti) recuperare il piacere del gioco, del possesso ragionato, essenziale e verticale. La molla spallettiana in cui un esterno fa presenza avanti e l'altro rincula. A corrente alternata li abbiamo visti operare così, con la nota di merito alla crescita di Emerson e la nota di colore a Peres negativo, poco fluido, disattento. Non disastroso, in altri tempi avremmo visto altro.

E poi quel centrocampo maiuscolo, la chiave dell'equilibrio che ora sì, regna in quel di Trigoria, nonostante il lavoro ancora davanti. De Rossi da Nobel, Strootman incarognito su ogni singolo pallone, Nainggolan che vanta una mappa di calore pari alla cartina fisica del nostro stivale.

Che la Roma ci provi gusto, così? Un po' sorniona, poi vivace, poi di nuovo stiracchiata. Ma da tre punti.