Parla Giampaolo: "Il calcio deve essere collettivo"

In un'intervista alla Gazzetta Dello Sport, il neo allenatore della Samp racconta della sua nuova giovane squadra.

Parla Giampaolo: "Il calcio deve essere collettivo"
Parla Giampaolo:"Il calcio deve essere collettivo"

Marco Giampaolo, nonostante la giovane età (49 anni), è un veterano  della panchina, ha cambiato 7 squadre di Serie A in 10 anni. L'anno scorso la sua annata migliore all'Empoli, che gli stava aprendo le porte del Milan, esperienza poi sfumata causa arrivo in rossonero di Montella. Addio di Montella alla Sampdoria che ha liberato la panchina dei doriani, sulla quale si è seduto Giampaolo.

Lo stesso Giampaolo racconta com'è andata: «Perché mi cercò a fine campionato scorso: “Se Montella dovesse andarsene...”. E perché in tempi non sospetti, ben prima, mi ero detto: “Vedo due club per programmare un progetto nuovo: Milan e Samp”». In blucerchiato, quest'anno, un perfetto mix di esperienza e giovanile entusiasmo: "C’è anche l’esperienza di chi è rimasto: un nome per tutti Palombo, il mio capitano, una grande scoperta. E poi l’entusiamo dei giovani non appiattisce la gestione della squadra: più spensieratezza, più audacia, meno filtro per i miei messaggi".

Giampaolo descrive il suo calcio: «E’ un calcio dove tutti devono ragionare in funzione della palla, occupando gli spazi in modo equilibrato e tenendo conto solo in parte di come e dove si spostano gli avversari. Per fare questo tutti devono sapere perfettamente come muoversi: servono conoscenze di gruppo, non individuali. E ovviamente poi servono le qualità individuali per arricchire il contributo collettivo». La gestione dei calciatori: «Ogni giocatore è un’azienda diversa perché fattura a modo suo, nel senso che tutti vorrebbero giocare. Io sono per la gestione diretta: allenare tutti allo stesso modo vale più che dare pacche sulle spalle qua e là». 

Quando si parla di Sampdoria il discorso cade inevitabilmente su Antonio Cassano: «L’ho trattato come tutti pur sapendo che va trattato in modo diverso. Era arrivato in ritiro senza un filo di grasso, si è sempre allenato bene, ci eravamo parlati chiaro. Poi la società ha fatto la sua scelta». Giampaolo racconta anche il suo rapporto con l'istrionico presidente Ferrero: "Se mi chiama, è per chiedermi “Come sta, mister?”: mai entrato nel merito di questioni tecnico-tattiche. Lui ha una visione del calcio più ludica della nostra, tende a sdrammatizzare: questo è un bene».

Le fortune della Samp si incrociano con il ritorno ad alto livello di Muriel: «Ha mezzi che ho visto in pochi attaccanti, sta a lui fare un salto di qualità con se stesso, per sintonizzare la sua vita fuori dal campo con quella sportiva. Arriva un momento, un anno, in cui si matura: spero sia arrivato». La sfida con la Roma: «Squadra di qualità straordinaria: grande palleggio - non dovremo subirlo - e verticalizzazioni velenose, e non dovremo sbandare sulla loro ricerca della profondità».