Samp - Capolavoro Giampaolo, gara di pressing e personalità

La Sampdoria soffre nel primo tempo ma non si scompone, e nella ripresa trova le contromisure giuste per mettere nel sacco l'Inter. Pressing, compattezza e personalità le peculiarità di questa squadra, ostica per tutti

Quella che doveva essere la partita dell'allungo neroazzurro sul Milan, per consolidare la zona Europa League e giocarsi le ultime carte Champions, si è trasformata in realtà nella disfatta che ha chiuso definitivamente i giochi per le ambizioni da podio dell'Inter. Questo grazie ad una Sampdoria che - alla faccia di chi parlava di "squadre senza obiettivi" - ha tirato fuori dal cilindro una partita di grande intensità sul piano del gioco e soprattutto su quello caratteriale.

Il primo tempo della squadra di Giampaolo è infatti di sofferenza, con l'Inter che sembra essere più in palla e i blucerchiati che rispondono con alcune iniziative singole che portano ai pali di Quagliarella e Bruno Fernandes. La Samp come sempre chiude bene la zona centrale del campo, impedendo alla coppia formata da Gagliardini e da un imbarazzante Brozovic di fare filtro e costringendo i neroazzurri a concentrarsi sulle fasce.

Qui Sala (poi Berenzynski) e Dodò soffrono tanto le iniziative di Perisic e Candreva, imprecisi però al momento di fornire l'assist decisivo, mentre davanti è il solo Quagliarella a fare davvero pressing sui difensori avversari, riuscendo comunque a tenere più alto il baricentro dei suoi e a non farsi schiacciare, ma senza mai riuscire a proporre intensità nella metà campo neroazzurra. La sofferenza sulle fasce porta inevitabilmente al gol di D'Ambrosio, ma gli uomini di Giampaolo non si scompongono mai e continuano a giocare allo stesso modo, come se si fosse ancora 0-0.

La rete dell'1-1 di Schick
La rete dell'1-1 di Schick | Ansa

Nel secondo tempo la Samp cambia marcia: baricentro basso ma difesa altissima (linea fissata ai 29 metri), squadra raccolta a centrocampo e mediana neroazzurra nel pallone, soprattutto dopo l'uscita dell'acciaccato Gagliardini in favore di Kondogbia. Quando l'Inter perde compattezza la squadra di Giampaolo non si fa sfuggire l'occasione, velocizzando il gioco con passaggi corti e rapidi, anche nello stretto, movimenti sulle fasce che spostano l'inerzia dal lato doriano sia a destra che a sinistra e un uomo in appoggio (spesso Torreira) in ogni zona del campo. Davanti Quagliarella e Schick alzano il tasso tecnico della Sampdoria, e anche il numero delle occasioni lievita. 

Quando Silvestre svetta in piena area e serve a Schick il pallone del pareggio succede la stessa cosa del primo tempo: Samp che non si scompone e che continua a giocare esattamente come prima, nonostante il cambio del risultato. L'Inter tenta la carta Joao Mario, che risulta però abbastanza confusionario e favorisce ancora di più l'intensità dei liguri, padroni del campo nonostante gli uomini di Pioli abbiano un possesso palla maggiore. Si gioca molto a centrocampo e quando l'Inter cerca di alzare il ritmo la Sampdoria risponde colpo su colpo, aprendo gli spazi di una retroguardia neroazzurra in grande difficoltà contro le iniziative dei due attaccanti. Il calcio di punizione concesso al limite che porta al fallo di mano di Brozovic sulla conclusione di Alvarez è esattamente lo specchio del match, e quando Quagliarella spiazza Handanovic l'impressione è che tutto sommato sia giusto così. 

Il successo della Samp è quindi tutto meno che casuale, la squadra di Giampaolo sembra mostrare margini di miglioramento sempre più elevati, e il nono posto in classifica fa presagire un futuro che - se ben sviluppato - permetterebbe ai blucerchiati e al presidente Ferrero di andare oltre la semplice salvezza.