Il Toro ha il suo direttore d'orchestra

Dopo una prevedibile fase di ambientamento, Valdifiori ha preso in mano le redini del gioco granata: non solo regista, ma anche lottatore. Come piace a Mihajlovic.

Il Toro ha il suo direttore d'orchestra
Mirko Valdifiori (www.torcidagranata.net)

La questione regista, in casa Torino, negli ultimi anni si era trasformata in una vera e propria telenovela. Una querelle che si riproponeva ciclicamente e puntualmente durante ogni sessione di mercato. Decine di nomi accostati ai granata, decine di trattative vere o presunte, sempre concluse in un nulla di fatto. Nonostante il continuo rincorrersi delle voci, al gong di ogni finestra di mercato il Toro finiva per ritrovarsi orfano del tanto desiderato regista. Quest'estate, però, dopo un corteggiamento durato ben due anni, i granata hanno finalmente potuto accogliere l'agognato direttore d'orchestra, quel Mirko Valdifiori che era finito sul taccuino del Ds Petrachi già ai tempi di Empoli.

Valdifiori, arrivato all'ombra della Mole nelle ultimissime ore di mercato, ha avuto bisogno di un periodo di ambientamento: le ruggini di una stagione trascorsa quasi interamente in panchina a Napoli, infatti, si sono fatte sentire, e così le prime apparizioni in granata di Valdifiori sono state da sufficienza risicata. Prestazioni certamente dignitose, in cui però il centrocampista sembrava solo il lontano parente di quello straordinario e lucidissimo metronomo ammirato fino a due stagioni orsono nell'Empoli. Le ultime uscite, quella contro la Lazio in particolare, hanno restituito al Toro un regista dalle idee chiare, dal pensiero rapido e dal tocco preciso. Quella contro i biancocelesti è stata senza alcun dubbio la miglior prova di Valdifiori in maglia granata: verticalizzazioni sempre efficaci (ben 27), una quantità enorme di palloni lavorati (52 passaggi positivi), e in aggiunta un'insospettabile propensione al sacrificio. Sì, perchè alle qualità in fase di possesso che tutti conoscevano, il nuovo Valdifiori sta abbinando anche un grande contributo in copertura: l'ex Empoli corre, lotta, rattoppa, contrasta e recupera palloni. Molto più di un semplice regista, insomma.

E da dove provenga tutta questa grinta lo spiega lo stesso Valdifiori, dalle pagine della Gazzetta: "Al Napoli ho giocato poco, Jorginho ha fatto grandi cose e il modulo è cambiato dopo poche partite. Voglio trasmettere qui tutta la rabbia sportiva che ho accumulato in azzurro". Musica per le orecchie di un tecnico come Mihajlovic, che fa dell'aggressività un vero e proprio credo calcistico. E proprio come il tecnico serbo, Valdifiori pensa in grande: "L'Europa? Siamo sulla buona strada". Poi, gli obiettivi personali, a partire da un gol in Serie A che ancora gli manca: "E' una mia lacuna, spero di colmarla". E poi la nazionale, quella nazionale che Mirko ha solamente assaggiato (una presenza, allo Juventus Stadium, nell'amichevole contro l'Inghilterra, marzo 2015): "L'obiettivo più difficile". Obiettivo difficile ma non impossibile, se Valdifiori continuerà sulla strada intrapresa nelle ultime gare: dopo alcune gare di "rodaggio", l'ex Empoli ha preso in mano le redini del gioco granata. La strada verso l'Europa passa anche dai suoi piedi.