Un punto, due prospettive e una certezza: cambiare

Dal pareggio contro il Genoa, l'Udinese ottiene il primo risultato positivo in casa. Ma dire cosa farà in futuro è una scommessa.

Un punto, due prospettive e una certezza: cambiare
Un punto, due prospettive e una certezza: cambiare

Il primo pareggio casalingo dell'Udinese può essere visto in due modi: come una boccata d'ossigeno per le zebrette, che continuano nella serie di risultati positivi; o come una maledizione del nuovo Friuli, dove in campionato non è ancora arrivata nessuna vittoria.
Prendendo per buona la prima ipotesi, i tifosi possono rimanere più che soddisfatti per il risultato strappato: certo, i friulani sono passati per primi in vantaggio, grazie a un Di Natale che finalmente ha ritrovato la gioia del gol, ma per tutto il primo tempo è stato il Genoa a fare la voce grossa.

Meno felice dovrebbe essere Colantuono, che nonostante abbia visto la sua squadra dare tutta se stessa negli ultimi minuti per cercare il vantaggio, ha comunque la colpa di un gioco che latita ancora. Non si corre e non è colpa sua, ma c'è qualcosa di più se la squadra latita.
Note positive della giornata sono Totò, l'uomo giusto alla ribattuta giusta, e quel greco di Karnezis che "mura" la propria porta. Nulla di nuovo, come al solito, mentre a centrocampo il buio cala profondamente, in una ricerca continua di tattica che si scontra contro l'assenza di un regista. Che ci sarebbe, Lodi, se fosse a parità di preparazione atletica con i compagni.

Nella conferma dei soliti nomi già citati, riemergono quelli di panchinari pronti a una maglia da titolare: Widmer, che ha fatto tremare la traversa nel finale, e Wague, che in difesa riesce a fare una cosa impossibile per tanti difensori bianconeri: rimanere calmo. Mentre Adnan ed Edenilson, fino alla partita a Bologna considerate stelle, ieri persi sulle fasce.
Tratteggiare il cammino dell'Udinese adesso è difficile: la pausa per le Nazionali darà sicuramente tempo al Cola di rivedere qualcosa, ma a vedere questo inizio stagione si dovrebbe rivoluzionare parecchio. A partire dalla mentalità: manca qualcuno che faccia spogliatoio?  Pinzi serviva più a questo che in campo ormai, e Di Natale?

Il mister ha le sue colpe, ma non va demonizzato. Alla fine, si è visto che la colpa negli anni scorsi non era né di Guidolin né di Stramaccioni: c'è proprio un problema strutturale, magari legato anche al modulo. Ma per cambiare bisogna avere anche gli uomini: pedine importanti ci sarebbero già, l'importante è capire quali sono.