Udinese - "Uno di noi", Maurizio Domizzi

Un tributo ad una delle ultime colonne dell'Udinese di Guidolin, che pochi giorni fa ha dato il suo addio ai friulani. Arrivato quasi in sordina, si è fatto strada nei cuori dei tifosi a suon di contrasti decisi e grinta, fino a diventare uno dei capitani in pectore della squadra.

Udinese - "Uno di noi", Maurizio Domizzi
"Con il numero 11! Uno di noi! Maurizio Domizzi!!"

Maurizio Domizzi nasce il 28 Giugno 1980 a Roma. Agli inizi della sua carriera fa parte di squadre importanti. È infatti nelle giovanili della Lazio, dopo due anni in prestito al Livorno, passa inizialmente in prima squadra e poi addirittura al Milan, che lo gira in prestito al Modena per farsi le ossa. Qualcosa però non funziona, perchè entrambe le big, dopo averlo ceduto in prestito, decidono di venderlo definitivamente. Dopo i rossoneri passa alla Sampdoria, facendo quindi un passo indietro nella sua carriera, ma che sarà molto importante. Infatti, prima ottiene la promozione dalla B alla A e poi viene fatto esordire da mister Novellino in Serie A. Non fa però ancora quel salto di qualità utile a diventare un difensore titolare nella massima serie, nonostante la sua duttilità gli permetta di giocare sia da centrale che da terzino sinistro. Viene quindi mandato in prestito dai genovesi in squadre che in A lottano per non retrocedere, come Modena, Ascoli e Brescia, dove un po' alla volta migliora e inizia ad affinare le sue qualità.

Nel 2006 c'è probabilmente la svolta della sua carriera. Il Napoli, promosso dalla Serie C, lo cerca per farlo diventare un perno della sua retroguardia. Anche qui, in linea teorica, a livello di curriculum, ci sarebbe un passo indietro. Però il progetto è importante e Maurizio accetta. I partenopei arrivano alla promozione con un cammino peggiore solo di quello della Juventus, che era arrivata in cadetteria dopo lo scandalo di calciopoli. Nella Serie A 2007-2008 mette finalmente in mostra le sue qualità, con 29 presenze su 38 e ben 8 gol all'attivo. Scopre infatti di essere anche un ottimo rigorista e di avere un piede forse non da regista, ma sufficiente per battere a rete e tentare lanci lunghi dalle retrovie. Il Napoli però punta a stabilirsi tra le big italiane e il romano non è considerato sufficientemente forte. Così, l'1 Settembre 2008, l'Udinese ci punta e lo acquisisce in compropietà per 2,5 milioni di euro.

Inizia così il legame tra Domizzi e i colori bianconeri. L'Udinese infatti è in Coppa Uefa e vuole confermare di essere tra le prime otto d'Italia. Così, oltre ai già affermati Felipe, Zapata e Coda, la dirigenza aggiunge al pacchetto arretrato l'ex Sampdoria, considerato a livello degli altri e favorito anche da una duttilità tattica che i suoi compagni di reparto non hanno. Prendendo il posto di uno dei centrali oppure del serbo Lukovic (terzino sinistro), il difensore romano si ritaglia uno spazio molto importante. Gioca infatti 25 volte in campionato (con un gol all'attivo) e ben 11 volte in Coppa Uefa, guadagandosi il riscatto dell'intero cartellino, nell'operazione che porterà Quagliarella al Napoli. A dire il vero il suo battesimo del fuoco è macchiato. Sì perchè, nei preliminari di Uefa con il Borussia Dortmund, nella lotteria dei rigori è proprio lui a sbagliare uno dei tiri dagli 11 metri, ma per sua fortuna c'è il pararigori Handanovic, che ci mette una pezza e permette ai friulani di ottenere una prestigiosa vittoria. La seconda annata non è fortunata quanto la precedente. I friulani soffrono molto in campionato (si chiuderà con una mera quindicesima posizione) e davanti a lui Lukovic, Coda e Zapata si affermano come inamovibili. Il romano riesce a scendere in campo solo 13 volte. Sembra quindi che il suo ciclo ad Udine sia già ai titoli di coda, ma fortunatamente si decide di trattenerlo. La stagione 2010-2011 sarà infatti quella della definitiva consacrazione. Il nuovo mister, Francesco Guidolin, passa alla difesa a tre e sceglie Maurizio come perno di sinistra. Inizialmente le cose non vanno bene, con ben quattro sconfitte consecutive, ma poi la squadra ingrana ed, alla fine, arriverà ad un fantastico quarto posto. Il pacchetto arretrato composto da Domizzi-Zapata-Benatia è solidissimo e per il romano si vocifera addirittura di una possibile convocazione in Nazionale, dato che ora è una garanzia nelle marcature e nei contrasti, inoltre sa anche lanciare le punte e la coppia Sanchez-Di Natale lo dovrà ringraziare spesso. Inizia anche a mettere in mostra la sua leadership, caricando spesso i compagni e protestando vivacemente (anche troppo forse talvolta) quando c'è qualche decisione arbitrale discutibile. In questo modo inizia a fare breccia nel cuore dei tifosi, che capiscono come sia un ragazzo che tiene alla propria squadra e ai propri colori.

La stagione 2011-2012 per lui parte purtroppo male, si infortuna prima del preliminare con l'Arsenal e non può aiutare i suoi compagni in una sfida titanica, che purtroppo l'Udinese non riesce a superare. Chissà se al posto di uno degli inesperti Ekstrand e Neuton ci fosse stato lui, forse le cose sarebbero andate diversamente. Il campionato e l'Europa League regalano invece altre soddisfazioni, con i friulani che tornano in Champions grazie alla terza posizione e arrivano agli ottavi di coppa. Maurizio si toglie anche la soddisfazione di segnare una rete nello 0-3 al PAOK Salonicco. Riesce stavolta a prendere parte ai preliminari di Champions con il Braga, ma neanche stavolta le cose vanno bene, con il famoso cucchiaio di Maicosuel che condanna l'Udinese all'eliminazione ai rigori. Nel 2012-2013 continua ad essere uno dei pilastri della difesa, ma la squadra inizia un calo (con l'eliminazione per mano dello Slovan Liberec come primo sintomo) che continua tutt'ora. Lui è uno dei primi ad accorgersene, tanto che dichiarerà apertamente, e più volte nel corso degli anni, che la squadra è stata impoverita tecnicamente. Questo non fa altro che aumentare la stima che i tifosi hanno nei suoi confronti. Il declino definitivo dell'esperienza del difensore con i colori bianconeri inizia con Stramaccioni, ha infatti numerosi problemi fisici, che lo costringono a stare molto tempo lontanto dal campo, con Piris che gli prende il posto. La stagione 2015-2016 è quella finale, il rapporto con Colantuono non sboccia mai e quest'ultimo lo schiera solo contro l'Atalanta in Coppa Italia (e anche con la Lazio, ma si fa male subito e sarà costretto ad uscire) e contro l'Inter. Nella partita contro i nerazzurri commette parecchi errori gravi non da lui, sintomo che, tra continui fastidi muscolari ed attriti con il mister, il suo ciclo in bianconero è agli sgoccioli. Lui stesso dichiara di essere molto legato a questi colori, ma che vuole ancora giocare e avere spazio. A Gennaio il suo addio è vicinissimo, il Pescara infatti lo vuole fortemente, ma i problemi fisici e le sue richieste economiche mettono in stand-by una trattativa che a fine Dicembre era quasi chiusa. Con De Canio va un po' meglio, il mister lucano infatti punta anche su di lui a livello di spogliatoio, per risollevare una squadra con un piede e mezzo nel baratro. Una volta ritrovata una forma fisica accettabile riesce anche a ritrovare spazio in campo, in quell'Atalanta-Udinese che sancisce la salvezza dei friulani e dove l'ex Modena non sfigura. Ultimo capitolo della storia è Udinese-Carpi, dove gioca un paio di minuti per gli applausi finali e che si conclude con una sconfitta, ma anche con la fantastica festa d'addio in onore suo, di Pasquale e di capitan Totò Di Natale. Le lacrime del romano sono anche quelle di molti tifosi, per la conclusione di otto anni meravigliosi e che probailmente rivedremo tra veramente molti anni (se li rivedremo).

Grazie Maurizio, per aver fatto parte dell'Udinese più bella di sempre, per non aver mai mollato in campo, per aver spronato i più giovani e per l'essere stato uno dei pochi a denunciare un impoverimento che ormai sembra quasi patologico. Ora nel futuro una nuova esperienza, probabilmente con una squadra di B o con una neopromossa, per portare altrove la tua immensa esperienza.