Udinese, è la squadra di Colantuono

In queste quattro partite i friulani si sono comportati esattamente come con il mister ex Atalanta, fornendo una prestazione orribile, per poi ottenere due vittorie e ricascare successivamente in vecchi errori.

Udinese, è la squadra di Colantuono
Udinese, è la squadra di Colantuono

Contro il Chievo la partita era importante. Bisognava confermare, almeno parzialmente, i progressi mostrati prima contro l'Empoli e poi contro il Milan. Invece la prestazione è stata deludente. Al di là del risultato, che contava sì, ma relativamente, quello che ha stupito è che si sono rivisti gli errori della vecchia Udinese, che il nuovo modulo e i metodi di Iachini sembravano aver eliminato. Invece gli eventi si stanno svolgendo esattamente come l'anno scorso. Molti dimenticano infatti che la squadra di Colantuono, prima del crollo da febbraio in poi, era comunque riuscita a collezionare 24 punti, commettendo e consolidando però certi errori. Iachini ha portato il 4-3-1-2, con risultati, alla luce del match con gli scaligeri, solo parzialmente positivi. Colantuono, dopo poco più di un mese di campionato, portò esattamente lo stesso modulo, ottenendo una vittoria con il Bologna, salvo poi rivedere gli stessi orrori dopo neanche una settimana. La sconfitta dell'ultima domenica è dunque preoccupante, perchè sembra quasi che i giocatori abbiano un retaggio che non vogliono eliminare, ad una o due partite buone deve corrispondere un calo che porta a incidenti di percorso sanguinosi. Così non va bene.

Contro il Chievo l'Udinese è partita come suo solito, attenta, mai troppo vistosa, ma sempre efficace, il gol del vantaggio di Duvàn Zapata ne è la conferma. Forse il Chievo non spingeva al massimo delle potenzialità, sta di fatto che le due compagini si stavano equivalendo. Poi, negli spogliatoi, il blackout. Al rientro in campo Maraner ha spinto i suoi a giocare con molta più grinta e i friulani sono andati completamente in palla. Squadra che ha smesso di salire, Danilo ad impostare rubando il ruolo a un Kums che sembrava un predicatore nel deserto, attacco che (già in difficoltà) è sparito, Badu che ha finito la benzina e in più il crack finale di un Hallfredsson che sembrava Atlante per come stava reggendo la squadra. La domanda da fare sarebbe "cos'è successo in quei quindici minuti di pausa"? Solo Iachini e i giocatori sanno la risposta. Sta di fatto che, se i giocatori reduci dalle annate passate hanno difficoltà psicologiche, forse sarebbe il caso di lanciare qualche nuovo elemento in più. Non si può restare al solo De Paul come novità. Badu poteva essere risparmiato per questo match, dato che ha giocato tutte le partite possibili e ha anche un viaggio in nazionale sul groppone. Molla Wague non ha le caratteristiche del terzino e l'assenza di Widmer, quando bisognava far salire la squadra, si è sentita eccome. Thereau è stato nullo e, soprattutto, indisponente (ha anche redarguito De Paul perchè, a suo parere, non riusciva mai a servirlo bene). Alla luce di tutto questo, perchè tenere i Fofana, i Jankto, i Penaranda in panchina? Per Iachini Fofana non è pronto tatticamente, eppure prima dell'arrivo di Kums era un titolare imprescindibile, tanto che Kone era ormai dato per partente. Jankto poi, dopo aver ben figurato in precampionato, è sparito dalle gerarchie. Perica continua a essere relegato in panchina nonostante sia il giovane che ha fatto più progressi dopo De Paul.

Tanti dubbi, tante domande e tante incertezze. L'impressione è che effettivamente ci sia uno zoccolo duro che ha brutte abitudini autolesioniste consolidate, ma sembra che lo stesso Iachini non voglia fare a meno di certi elementi. Dopo aver avuto il coraggio di lanciare De Paul e di aver cambiato modulo, serve un altro passo in avanti, ovvero capire che bisogna costruire delle gerarchie, ma che, se un titolare non rende al meglio, può anche farsi qualche giornata di panchina per lasciar giocare qualcuno più motivato e in forma. Insomma, l'Udinese è convalescente e ha avuto una piccola ricaduta, ci sono due match in quattro giorni per dimostrare che si può tornare a crescere, anche perchè il calendario è difficile e non si possono commettere troppi passi falsi.