Udinese - Finisce un 2016 da cardiopalma

Doveva essere l'anno della svolta per i friulani, invece sono stati mesi durissimi, con una salvezza conquistata all'ultimo respiro, un inizio di nuova stagione stentato e una lenta ripresa, grazie a mister Delneri.

Udinese - Finisce un 2016 da cardiopalma
Di Natale esulta per il suo ultimo gol in maglia friulana. Fonte: http://www.gazzetta.it

Il 2015 si era concluso a quota 21 punti. Stagione 2015-2016 dunque che sembrava poter essere finalmente tranquilla per l'Udinese, dopo le difficoltà dell'ultimo anno targato Guidolin e di quello sotto Stramaccioni. Il 2016 si apre al meglio, con la vittoria casalinga per 2-1 sull'Atalanta, che porta ulteriori punti in cascina e tanta sicurezza nella banda di Colantuono. Forse troppa verrebbe da dire. Sì perchè da lì in poi il 2016 diventa forse l'anno più tormentato nella storia dell'Udinese. Arrivano sconfitte su sconfitte, con la squadra che mostra lacune tecniche importanti e giovani che non sembrano avere quel potenziale richiesto per esplodere a grandi livelli. A gennaio Gino Pozzo corre ai ripari, per provare a mettere delle pezze ad un mercato estivo disastroso. Arrivano Matos, Hallfredsson e Kuzmanovic (Balic non si può prendere in considerazione, dato che nessuno ancora lo ha visto in campo in una partita ufficiale). Tutti e tre danno il loro contributo, chi più chi meno, alla salvezza, soffertissima. Colantuono infatti, già non troppo gradito dalla piazza, vede in poco tempo sfaldarsi la bagnarola che aveva messo in piedi. Troppo duri probabilmente i suoi metodi per un gruppo così eterogeneo in termini di nazionalità ed età. Inoltre il generalissimo non ha mai stabilito buoni rapporti con Domizzi, Pinzi (fuggito in quel di Chievo) e Di Natale. Questo, unito ad una rosa oggettivamente scarsa tecnicamente, porta ad un crollo verticale. Arrivano dunque prima le critiche, durissime, di paròn Pozzo, che, pur non avendo più ruoli in società, esprime profonda insoddisfazione sconfitta dopo sconfitta e poi l'esonero del tecnico romano.

Colantuono in campo. Fonte: http://images2.gazzettaobjects.it
Colantuono in campo.

La situazione a fine marzo è drammatica, con la zona retrocessione pericolosamente vicina. Si susseguono i nomi di Bertotto e Calori per la sostituzione, ma nessuno è realmente convinto di queste soluzioni così naif. Quasi a sorpresa, alla fine arriva, anzi torna, De Canio, che in passato aveva già visitato Udine. Il tecnico lucano, specializzato in squadre alla deriva, riesce a fare un mezzo miracolo. La squadra nelle sue mani infatti continua a far vedere tutta la sua fragilità, frutto di un mercato quasi completamente errato, ma rimette in mostra una mentalità da squadra combattiva. Iniziano infatti a tornare i risultati e, anche se con la miseria di 39 punti (e una disfatta contro il Torino che per poco non ha rotto i rapporti tra tifosi e bianconeri), arriva alla fine la salvezza. In questo contesto, dà il suo addio al calcio capitan Totò Di Natale, che era ormai in evidente difficoltà fisica. La bandiera ha però il tempo di giocare l'ultima di campionato, contro il Carpi, segnando anche il suo ultimo gol e godendosi una festa d'addio cinematografica, a cui prendono parte anche Domizzi e Pasquale, anch'essi giunti al termine della propria avventura in Friuli dopo tanti anni.

La squadra esulta contro il Napoli. Fonte: www.facebook.com/UdineseCalcio1896
La squadra esulta contro il Napoli.

Evitato il peggio, si programma il futuro. La società decide di non confermare mister De Canio nonostante il miracolo, per mettere sotto contratto una guida completamente nuova, che segni il distacco con una stagione che poteva terminare nel peggiore dei modi. Intenso il dialogo con Pioli che però, dopo aver discusso con la società del mercato (argomento sempre spinoso da affrontare con i Pozzo), decide di rifiutare. Il club dunque ripiega in fretta e furia su Iachini. L'ex tecnico del Palermo arriva nello scetticismo più generale, dato un curriculum non brillantissimo, ma tutti i dirigenti sono convinti che la sua voglia di riscatto sarà l'inizio della svolta. La mossa si rivelerà sbagliatissima. Procediamo però con ordine. Viene cambiato anche il DS, con Giaretta (altro elemento criticatissimo) che dà l'addio, accasandosi ad Ascoli, e l'arrivo di Bonato, autore delle fondamenta di quello che è il miracolo Sassuolo. Poi il mercato. La società, memore degli errori del passato, ci mette stavolta molto più impegno. Viene intanto ceduto il Granada, per potersi concentrare di più sui friulani e sul Watford. Tantissime le cessioni, tra cui quelle molto danarose di Zielinski, Nico Lopez e Bruno Fernandes, altrettanti stavolta gli acquisti. Iachini dunque si trova tra le mani una squadra molto variegata, che può vantare anche talenti sulla carta importanti come De Paul e Fofana. Il precampionato procede discretamente. I bianconeri non strabiliano, ma mettono in mostra buone cose, con il 3-5-2 che sembra essere ormai quasi dogmatico. Alcuni iniziano anche a rivalutare il tecnico marchigiano, che inizia a non dispiacere più così tanto. Poi però, con l'avvio delle partite ufficiali, si torna tutti con i piedi per terra. Contro lo Spezia in Coppa Italia arriva una clamorosa sconfitta, frutto di una prestazione molto rinunciataria. Poi a Roma, per la prima di campionato, viene dipinta la disfatta, un 4-0 netto, secco, che rimette in discussione tutto e tutti. Iachini inizia a capire di non avere forse il controllo del gruppo. Si passa al 4-3-1-2, che sembra essere, per l'ennesima volta, la svolta, dato che porta a due successi consecutivi contro Empoli e Milan. Le prestazioni però continuano a non essere all'altezza e i due sussulti si rivelano essere dei fuochi di paglia. Arriva un solo punto nelle successive cinque partite e la società, viste le prestazioni nulle delle zebrette e l'inadeguatezza di Iachini nel gestire i rapporti con alcuni elementi importanti come Thereau, decide di nuovo per l'esonero, il secondo in un solo anno.

Perica festeggia il gol al Milan. Fonte: www.facebook.com/UdineseCalcio1896
Perica festeggia il gol al Milan.

Per salvare nuovamente la zattera che affonda serve un condottiero forte e non più un semplice traghettatore. Si punta dunque tutto se Delneri, tecnico molto esperto e, soprattutto, graditissimo dalla piazza, date le sue origine friulane. Dopo 10 mesi di sofferenze, sembra finalmente arrivare il grande cambiamento tanto atteso. Il mister di Aquileia passa al 4-3-3 e dà il ruolo di leader a Thereau, inserendo fin da subito giovani promettenti come Fofana e Jankto e mettendo da parte De Paul. L'argentino, che era considerato fino a quel momento l'unico acquisto azzeccato, perde il posto per colpa di un modo di giocare troppo anarchico, che dovrà essere limato nel 2017. Che qualcosa sia cambiato è evidente fin da subito. Contro la Juventus arriva una sconfitta, ma dignitosa. Poi, dopo il gioco, arrivano anche i risultati. Cinque vittorie e tre pareggi in dieci partite, per una media punti che permette finalmente un po' di serenità. I giocatori che vengono mandati in campo sembrano finalmente tenerci alla maglia. Thereau diventa capitano in pectore, Danilo recupera la stima perduta e Fofana mette in mostra tutto il suo talento, con gol da cineteca come quelli contro Palermo e Atalanta. La partita simbolo è sicuramente quella del centoventesimo anniversario, contro il Bologna. Gol all'ultimo minuto in semirovesciata di capitan Danilo, dopo novanta minuti passati a bersagliare senza successo i pali difesi da Mirante. Ora, giunti a quota 25, tutto fa pensare che, grazie alla guida di Delneri, si possa finalmente programmare il futuro, limando gli errori sul campo e ultimando la rivoluzione della squadra. Stando attenti però a non abbassare la guardia, perchè un anno da cardiopalma è stato più che sufficiente e nessuno vuole il replay.