F1, Grosjean: dura riprendere dopo Spa 2012

Il transalpino della Lotus continua a farsi seguire dalla psicologa dal botto di Spa 2012, quando decollò a pochi centimetri dalla testa di Alonso.

F1, Grosjean: dura riprendere dopo Spa 2012
Il via di Spa 2012: Grosjean tampona Hamilton, decollando sulla Ferrari di Alonso

I piloti di F1 odierni non lasciano niente al caso. Diversamente dal passato, Alonso, Hamilton, Button e colleghi praticano fitness assiduamente, sottoponendosi a sessioni massacranti di corsa, bici, nuoto, sollevamento pesi. Sono atleti universali, allenati a sopportare ogni tipo di sollecitazione fisica e mentale: una condizione che passa dal monitoraggio costante di personal trainer, nutrizionisti e mental coach.

L’equilibrio psico-fisico è un tutt’uno, e l’apporto di uno psicologo può rivelarsi prezioso per gestire il carico di impegni e pressioni generato dalla F1. Una volta calata la visiera, è essenziale che il pilota abbia la mente sgombra da condizionamenti esterni che possano comprometterne il rendimento.

Romain Grosjean ammise di essersi rivolto a una psicologa dopo aver innescato la carambola al via di Spa 2012, quando rischiò di decapitare l’allora ferrarista Alonso. Oltre la squalifica per il successivo Gp di Monza, il francese dovette incassare il j’accuse di tutto l’ambiente per la sua condotta spesso sopra le righe, circostanza che lo spinse a cercare un supporto esterno per ritrovare la lucidità e la serenità necessarie.

Avevo la necessità di vedermi con la mia psicologa poiché non capivo cosa mi stesse succedendo. – ha spiegato Grosjean ad Autosport – Avevo bisogno di un po’ di aiuto. Se lavori nel modo giusto, ti rendi conto e capisci cosa sarebbe stato meglio fare, quindi puoi operare il passo successivo e compiere dei progressi”.

Un lavoro interiore che pagò l’anno successivo, il 2013, quando il transalpino fu autore di una grande stagione, impreziosita da 6 podi e dal 7° posto in classifica generale. “È un po’ come  avere una cassetta degli attrezzi che contiene solo un cacciavite al quale poi si aggiunge un altro utensile. Quando vi troverete in una determinata situazione avrete sempre di fronte a voi degli strumenti e l’opportunità di scegliere quello giusto, mentre in precedenza, quando ne avevate solo uno, eravate indotti all’errore”.

Grosjean non ha interrotto il percorso intrapreso. Il confronto con la sua psicologa prosegue, anche durante i weekend di gara, quando i due si connettono via Skype. “Si parla di qualsiasi cosa. – ha aggiunto il transalpino – Può essere l’infanzia, una gara in particolare, indiscrezioni, o problemi quotidiani a casa. Se sento che qualcosa non funziona, posso comunicare attraverso la chat e lei mi spinge nella direzione giusta per aiutarmi a risolvere i problemi. Sta a te capire ciò che si è inceppato e ti sta bloccando, in modo tale che lei ti possa aiutare a venire a capo della situazione”. 

Due anni e mezzo di terapia complessivi che sono serviti a Grosjean per maturare prima ancora come uomo, base indispensabile per rendere al massimo una volta calato in abitacolo: “Se ti capita di arrivare in pista con un problema privato, si rischia di salire in macchina e di esplodere. Se invece tutto è chiaro ed è risolto, hai l’opportunità di avere un’altra visione delle cose e di reagire meglio, in modo tale che tutto sia correlato. Spero che tutto ciò mi abbia reso un pilota migliore, un padre migliore, un marito migliore ed in generale un uomo migliore”.