F1 Suzuka, l'analisi: Restaurazione Mercedes

Il team di Stoccarda dimentica Singapore tornando a dominare, con sei power unit tedesche nei primi otto. La Ferrari ottiene il massimo, piazzandosi a ridosso. Sfogo di Alonso: pazienza esaurita?

F1 Suzuka, l'analisi: Restaurazione Mercedes
Lewis Hamilton, 41 vittorie alla pari di Ayrton Senna

Lewis Hamilton accarezza la sua F1 W06 dopo aver tagliato il traguardo. Questa l’istantanea del GP del Giappone, a sottolineare il ritrovato feeling tra il pilota inglese e la sua macchina dopo la debacle di Singapore. La corsa di Suzuka ristabilisce dunque lo status quo, riconfermando la Mercedes imprendibile su una pista più tradizionale e completa, esigente sul fronte dei cavalli e del carico aerodinamico.

La classifica finale parla chiaro: pole, doppietta, giro veloce (1’36”145 di Hamilton al giro 33) e 6 motori Mercedes ai primi 8 posti. Uno strapotere netto contro cui nulla ha potuto Sebastian Vettel (“Le ho provate tutte ma le gomme erano al limite, non potevo fare di più”, il suo team radio a fine corsa), volitivo ma impotente contro il ritmo delle Frecce d’Argento, a conferma di quanto il weekend di Singapore abbia rappresentato un’anomalia nella stagione della Stella a tre punte.

Lewis ha saputo rimediare alla qualifica di ieri, quando ha pasticciato al primo tentativo in Q3 fermandosi a 0,076” dalla pole di Rosberg, prima che il botto di Kvyat chiudesse in anticipo le prove. Pur scattando dalla parte sporca della griglia, ha affiancato il team-mate accompagnandolo con malizia all’esterno della prima curva - con due ruote sull’erba - e facendogli perdere la posizione su Vettel e Bottas. A quel punto ha avuto via libera verso una delle vittorie più agevoli in carriera, la 41°, tante quante il suo mito Ayrton Senna che affiancherà quasi certamente anche nei tre titoli iridati. Il vantaggio di 48 punti su Rosberg a 5 gare dal termine, in tal senso, lascia dormire sonni tranquilli.

Nico Rosberg ha abbandonato le speranze della 4° vittoria stagionale in partenza quando, scattato male dalla pole, avrebbe dovuto chiudere Hamilton in curva 1 con più decisione, per evitare che l’inglese prendesse l’interno. Un gesto di eccessivo ‘fair play, che gli è costato la gara e che denota l’atteggiamento remissivo di un pilota arreso, conscio della superiorità del rivale in pista e nelle gerarchie interne alla squadra. Se ne riparlerà, forse, nel 2016. Intanto, il secondo posto finale gli consente di conservare la piazza d’onore in classifica generale, grazie alle ritrovate performance dell’auto – malgrado un problema di surriscaldamento del motore quando si trovava in scia a Bottas nelle fasi iniziali - e al team, che ha differenziato la strategia gomme tra i piloti (Rosberg su M-H-H, Hamilton su M-M-H) per marcare a uomo Vettel e sfruttare l’undercut al giro 30.

Bene Kimi Raikkonen, 6° in griglia e 4° all’arrivo grazie a un ritmo consistente e alla stessa strategia applicata da Rosberg che, sempre nel corso del 30° giro, gli ha permesso a sua volta di scavalcare Bottas, vincendo un duello importante per la 4° posizione iridata.

Serratissima, invece, la lotta per il quinto posto nei costruttori conteso tra Force India, Lotus e Toro Rosso, tutte racchiuse in 33 punti. Le tre scuderie hanno brillato alle spalle dei big concludendo a punti, le ultime due con entrambe le monoposto, in una gara che ha obbligato quasi tutti i piloti a una strategia su due soste (eccetto Perez, Kvyat, Massa e Stevens su tre).

Ancora in evidenza Max Verstappen, arretrato di tre posizioni in griglia per aver “parcheggiato” in traiettoria la propria STR10 nelle qualifiche di ieri (per un problema al motore). L’olandese non si è perso d'animo e ha risalito il gruppo sfoggiando la sua proverbiale aggressività: prima abbozzando un sorpasso su Kvyat all’esterno della 130R, poi sfilando Alonso in rettilineo (agevolato dal Drs) e infine sorprendendo il team-mate Sainz alla staccata della chicane "Triangle", fino al 9° posto finale.

L'affronto del ragazzino olandese è stata la penultima goccia per il pilota di Oviedo che, sverniciato anche dalla Sauber di Ericsson, si è lasciato andare al team radio “E’ un motore da GP2, imbarazzante!”. Non esattamente il miglior spot per la Honda davanti al pubblico di casa. Lo sfogo plateale di Alonso denota i primi segni di insofferenza verso il team e un percorso che immaginava sì difficoltoso ma non mortificante a tal punto. Un remake elevato in potenza della passata stagione in Ferrari e un incubo che sembra ripetersi per l'asturiano, ora di fronte alla prospettiva realistica e poco allettante di affrontare anche la prossima stagione da comprimario.

Gara da dimenticare, infine, per le Red Bull, che non sono riuscite a far valere le ottime doti telaistiche e aerodinamiche della propria monoposto finendo 13° e 15° sul traguardo entrambe doppiate. Kvyat - partito dalla pitlane per la sostituzione del cambio ed altre componenti dopo il botto in qualifica - ha cercato di risalire la china alternando medium e hard su una strategia a tre soste ed è stato rallentato dal surriscaldamento dei freni, mentre Ricciardo è sprofondato nelle retrovie dopo un contatto con Massa che ha causato la foratura della posteriore sinistra costringendolo a un lento giro di rientro.