F1, Hamilton: "La squadra prima di tutto"

L'iridato garantisce fedeltà alle scelte del team e agli interessi superiori della Mercedes. Un riavvicinamento importante dopo le incomprensioni di fine stagione.

F1, Hamilton: "La squadra prima di tutto"
Lewis Hamilton

Il tre volte campione del mondo Lewis Hamilton non avrebbe mai disatteso un ordine di squadra per vincere una corsa. L’inglese lo ha confessato al sito Autosport.com, riconoscendo la ragion di squadra - e aziendale, nel caso della Mercedes - come prevalente sull’interesse individuale e meramente egoistico del pilota.

La decisione giusta è quella presa per la squadra. – ha chiosato Hamilton - Alle volte è doveroso fare un passo indietro a livello individuale. Perché la decisione di un singolo può avere delle ripercussioni sugli altri membri del team, circa 1.300 persone”.

Parole indicative del ‘nuovo corso’ intrapreso dalla F1, business sempre più ciclopico e ingessato che negli anni ha convertito il pilota da solista - e star di primo piano - a finalizzatore teleguidato di un lavoro a più livelli. Dove l’improvvisazione, lungi dall’essere considerata valore aggiunto (se non in rare circostanze), è sottomessa al calcolo ingegneristico e alla strategia imposta dall’alto.

In verità Hamilton è parso più volte restio ad assecondare il team e ad accettare l’adozione di strategie simmetriche a Rosberg. Specie quando se lo è trovato davanti in gara. Al Gp del Messico, l’iridato contestò una chiamata box, certo di poter arrivare in fondo senza cambiare le gomme, prima di esser costretto al rientro per ragioni di sicurezza addotte dal team; mentre in Brasile chiese invano di differenziare la strategia per poter scavalcare il tedesco, mossa altrimenti impossibile in pista.

In Messico mi hanno comunicato che le gomme non sarebbero durate. Ho scoperto in seguito invece che gli pneumatici sarebbero potuti durare fino al traguardo e che quindi sarei potuto rimanere in pista. Ma in quel momento la squadra non ne era certa e mi ha richiamato ai box per motivi di sicurezza”.

Episodi, quelli in Messico e in Brasile, che hanno portato animosità nel box Mercedes e sui quali, adesso, l’inglese pare voglia mettere una pietra sopra.

Quando sei in macchina non hai il quadro completo della situazione, ecco perché ci si affida al muretto box. Per la maggior parte del tempo di percorrenza delle gare gli uomini del team hanno un quadro più lucido della situazione, anche se ogni tanto questo capita anche al pilota”.