Con la fede nelle stelle

Quattro gare e cento punti dividono Nico Rosberg dall'atteso titolo mondiale. La prima puntata della serie però, va di scena ad Austin, su un tracciato storicamente amico all'estro di Hamilton. Lewis, finito con le spalle al muro dopo errori e sfortune varie, non può far altro che ritrovare la miglior versione di se stesso e avere fede; un'incrollabile fede nelle stelle del Circuit of The Americas.

Con la fede nelle stelle
Lewis Hamilton danza accanto alle "stars" di Austin. Fonte foto: The National

"Si dice che quando una persona guarda le stelle è come se volesse ritrovare la propria dimensione dispersa nell’universo".

Il rapporto tra l'essere umano e le stelle, Lewis, probabilmente non l'ha mai preso in considerazione, indaffarato com'è nel vivere una vita il più possibile al limite. Salvador Dalì invece, il suo saggio pensiero sull'argomento, l'ha esternato a meraviglia, forte e diretto quasi come un suo pennello ispirato.
Qualcuno, lecitamente, potrebbe domandarsi quale sia la connessione logica tra fatti, eventi e personaggi. Certamente, quello di Austin si presenta come un GP di assoluta importanza. Il mondiale volge al termine e la situazione appare ben delineata. Lewis è dietro e forse, stavolta non basterà la classe immensa ricevuta in dono trentun privamere orsono, a salvarlo. Il circuito texano esalta Campioni come lui, ma sui 5513 metri di Austin, a fare la differenza potrebbero essere soprattutto fattori esterni, forse troppo distanti con la Formula 1, ma terrebilmente vicini alla figura dell'essere umano. 

Il tracciato di Austin raccontato attraverso l'on board camera di Lewis Hamilton, vincitore della passata edizione. Una pista bella e completa che esalta sia il pilota che il pubblico.

'L'orologio delle memorie', attrezzo figurato ma incredibilmente efficace nel ripercorrere le tappe del personaggio Lewis Hamilton, muove le sue speciali lancette antiorarie, partendo proprio dalla stagione 2016, stagione che fino a questo momento ha visto un dualismo meno marcato rispetto a quello che si era abituati a commentare in passato. Il primo rintocco arriva dall'oriente, terra che ha voltato le spalle al britannico per abbracciare un Nico più cinico ed efficace che mai. Il "Sorry Guys" pronunciato al giro uno del gran premio del Giappone, ha completato la delusione mista ad amarezza di sette giorni prima. Allora, in Malesia, era stato un eloquente "No, No, No" a spiegare situazione ed umore di colui che forse risulta essere il più grande pilota di F1 salito su un abitacolo dal 1991 ad oggi.
Fermando l'analisi all'occhio umano, e dunque a quello che compare all'esterno, Hamilton è rimasto impassibile. Come se il doppio gangio rimediato da rivali chiamate sorte e tensione fosse stato semplice solletico. In realtà, il muro di un Campione formatosi nel tempo sotto il punto di vista psicologico e comportamentale, è andato via via sgretolandosi. L'origine del male, risiede in una stagione disgraziata. Una stagione in cui lo stiloso inglese originario delle Isole Barbados, rema costantemente controcorrente. Avere una vettura superiore al resto della compagnia, infatti, non è classificato come vantaggio se ad averla è anche il tuo compagno e primo rivale.

Rosberg Nico, ex amico sin dai tempi dei kart, questa volta non si è lasciato sopraffare. La potenza mediatica unita all'onda d'urto che un Lewis Hamilton può sprigionare intorno a se, non hanno condizionato la stagione del teutonico, mai così preparato sull'argomento titolo mondiale. Senza la sagoma del compagno Rock & Roll, Nico, uomo di famiglia che da questa stagione può contare anche sul tifo della sua piccola, ha mantenuto calma e attenzione. Il poker iniziale di successi, è servito per prendere vantaggio e fiducia nei propri mezzi. Quattro vittorie che hanno dato seguito al tris della passata stagione, permettendo al 6 rosso di amministrare in una posizione di solido comando. Poi l'episodio isolato della Catalogna: gara buttata nel cestino. Forse per troppa foga da parte di un Lewis messo nelle condizioni di dover vincere a tutti i costi. Forse per troppa malizia da parte dello stesso Nico. Forse per ambedue le cose. Sta di fatto che il doppio zero - che non andrà minimamente ad inficiare sulla conquista del terzo titolo costruttori per la Mercedes - nonostante la matematica non sia un'opinione, apre la strada ad una fase di recupero. 
Rindossati i panni del ragazzo umile e lavoratore, tra primavera ed estate, il vento cambia direzione, soffiando forte sulla Union Jack marchiata dalla scritta: "HAM". Lewis, coadiuvato dal prezioso apporto delle lattine Ricciardo e Verstappen, rimonta gara dopo gara. I successi a Monaco e Montreal sono da antipasto per quello che sarà il 'mese perfetto'. A luglio, il Campione inglese vince quattro gare consecutive entrando dritto nella storia. Mai nessuno come lui. Mai nessuno feroce, preciso e illuminato come lui. Alla pausa la classifica parla chiaramente in suo favore. 

Una gara, anzi un giro chiave nella storia di questo mondiale 2016. In Austria si consuma un confronto diretto all'interno dell'ultimo infuocato giro. Lewis ha la meglio su Nico che riporterà danni alla vettura e sarà costretto a chiudere ai piedi del podio. E' il preludio a quello che sarà il sorpasso di Hamilton nel mondiale.

Il mezzo miracolo estivo, svanisce a settembre: errori e sfortune, minano il cammino di un Lewis velocissimo ma inconcludente. Il mondiale torna in equilibrio assoluto e in Malesia ci sono tutti i presupposti per una dimostrazione di forza. Questa volta il britannico non sbaglia nulla. Domina, rasentando la perfezione assoluta per tutto il weekend. 
Poi, il rumore. Lo scoppio. Fumo, olio e fiamme. No no no, disperazione e lacrime. Il motore è andato e il mondiale cambia ancora rotta. Il colpo si fa sentire: a Suzuka Lewis prova a dimenticare, ma i 13 millesimi che gli costano la pole sono solo un altro segno beffardo del destino. La gara è un mezzo disastro. L'ennesima partenza al palo lo costringe agli straordinari mentre Nico controlla senza fare grossi sforzi. Quello che ne vien fuori, è un Hamilton terzo e battuto. Un Hamilton che sì, ora sa di non poter contare più solo sul talento. 

“I still have faith and hope. That’s a powerful thing. It feels a little bit like the man above, or a higher power, is intervening a little bit". 

Questo il virgolettato di Ham dopo la scottatura della Malesia. La Fede, solo la Fede resta dalla sua parte.

Il momento in cui il mondiale piloti 2016, prende la direzione di Nico Rosberg. La Mercedes di Hamilton va in fumo e il britannico si dispera come non mai. Il colpo è durissimo. I punti zero.

L'orologio gira all'indietro fino ad incrociare il numero tre. Già. Lo scorso anno, qui ad Austin, Lewis festeggiava il suo terzo titolo mondiale. Un titolo conquistato mettendo in pista tutto se stesso: intelligenza mista a qualità di ogni genere. Stato di grazia palese quello di un Lewis che non attende, come sua abitudine, l'ultimo atto per scrivere la storia. Austin lo consacra dopo averlo visto trionfare anche nel 2014, in una gara altrettanto difficile, e con un mondiale ancora in ballo. In entrambi i casi un sorpasso su Nico a fare la differenza. In entrambi i casi il suo autografo nell'albo d'oro del Circuit of The Americas
Lo 'scarabocchio' più bello però, riaffiora dal passato. Quando il Gran Premio delle Americhe sposta le sue coordinate in Texas, Lewis ha da poco annunciato l'addio alla McLaren. Corre l'anno 2012 e nonostante il mondiale sia affare tra Vettel Alonso, il britannico punta dritto verso l'America. Il desiderio celato nel cuore, è chiaro: salutare la 'Famiglia' proprio come fece il suo idolo, Ayrton Senna, in quel di Adelaide.
Lewis si inserisce nella battaglia dei giganti. Scatta dalla piazzola numero due e insegue per larghi tratti di gara il retrotreno di un Sebastian mai così in palla. La sua "freccia d'argento" è certamente inferiore alla Red Bull, ma l'ambizione che supera il talento, almeno questa volta si concretizza alla perfezione. Lewis sfodera una guida geniale che lo conduce al sorpasso decisivo su Seb - guarda caso anch'esso teutonico. -  Sul podio, il britannico nasconde l'emozione, ma in cuor suo è certo dell'impresa: quella vittoria, metafora perfetta del Lewis pilota, resta molto probabilmente il Suo Gp. Quello in cui prende forma ciò che sarà il futuro prossimo: Still I Rise.

Hamilton sul gradino più alto del podio. Austin 2012. Fonte foto: Daily Mail.
Hamilton sul gradino più alto del podio. Austin 2012. Fonte foto: Daily Mail.

Da Austin 2012, si forma l'embrione del nuovo Lewis Hamilton. Fuori dall'abitacolo la vita del ragazzo timido, entrato in Formula 1 per riscriverne la storia, muta così come il suo carattere. Nell'attesa di una monoposto altamente competitiva, il 2013 segna la svolta nella vita dell'uomo Lewis. Social e tatuaggi fanno da contrasto ad un personaggio alle volte riflessivo, chiuso in un mondo di credo e preghiera. Party, sfilate, ed eccessi lo avvicinano ad Hunt. Riti e filosofie aumentano le somiglianze col Mito Senna.
La rabbia agonistica si allieta dando sfogo ad una vena diversa, quasi zen. Il suo nuovo motto: "we win and lose together" - "si vince e si perde insieme", lo avvicina ancor di più al concetto di squadra e tifosi, rendendo Hamilton, in precedenza personaggio snob, il Campione della gente. 

Completata la giostra intorno all'orologio delle memorie, ciò che resta sono le stelle. Austin e gli Stati Uniti, filo conduttori decisivi nella carriera dell'Hamilton pilota e uomo, segnano il punto di non ritorno anche per la stagione 2016. Lo stesso Lewis, ha più e più volte annunciato di credere ancora nel titolo mondiale. La matematica parla a suo favore, ma strizza l'occhio a Rosberg. Il tedesco potrebbe accontentarsi di giungere sempre alle spalle del compagno. Basterebbe per diventare iridato. Dunque, la sfida, la vera sfida di Lewis Hamilton, non può più essere con l'ex amico. Con lui, vittorie e sconfitte si sono alternate, mettendo il luce pregi e difetti di entrambi.

Rosberg ed Hamilton. Austin 2015. Fonte foto: formula1.com
Rosberg ed Hamilton. Austin 2015. Fonte foto: formula1.com

Stavolta, al 44 tocca misurarsi con un avversario non prevedibile: le Stelle. Sconfitto in Malesia, così come nella finalissima di Interlagos 2007, Lewis non può che danzare tra i curvoni di Austin pregando che gli eventi facciano il loro corso. Vincere è il primo passo per rimettere i sogni nella valigia e volare in Messico. Fermarsi un istante a guardarle, lì disegnate accanto alla pista, chissà, potrebbe rievocare quei ricordi gettati qua e la nel dimenticatoio della memoria.

Vittoria, record e titolo non sono un miraggio. Ora però, quel che conta non è realizzare, ma credere, e farlo al 100%, di poterlo fare. Le stelle, così come la fede nel Signore, sono accanto a lui: Have in Faith, and Good Luck with the Stars, Dear Lewis.