F1, Carey: "Noi in rottura con il passato"

Formula 1 più aperta, semplice, meno costosa. E su Ecclestone: "Ha pensato solo a guadagnarci"

F1, Carey: "Noi in rottura con il passato"
Carey: "noi in rottura con il passato"

Che quanto avvenuto il 24 gennaio 2017 non fosse solo un passaggio di denaro ma anche un cambio di visione della Formula 1 del futuro, ci è confermato dalle dichiarazioni pungenti rimpallate tra l’ex Bernie Ecclestone e l’attuale proprietario Chase Carey dall’ultimo mese a questa parte.

Infatti se Mister E aveva proposto di aiutare Liberty Media in una fase di transizione durante l’anno in corso, in realtà si è visto relegare nella posizione di Presidente Onorario quindi, di fatto, senza ruoli operativi.

Quello che si è notato nelle ultime settimane da parte della nuova proprietà, sono i numerosi distinguo rispetto alla precedente gestione della Formula 1. Va dato atto alla vecchia proprietà di aver creato un redditizio modello di business attorno alla massima competizione automobilistica, portando però più di qualche malcontento tra gli attori coinvolti.

Se Ecclestone fa mea culpa per aver “imposto” negli anni scorsi dei contratti molto onerosi ai promotori degli eventi, con l’inevitabile conseguenza di avere un caro biglietti più volte contestato dagli appassionati e per aver dato troppi soldi alle squadre, rivendica l’impostazione di una Formula 1 “elitaria”, se vogliamo un po' autoreferenziale, che addirittura limitava il pass per l’ingresso al paddock. La Formula 1 di Ecclestone è un ristorante a cinque stelle extra lusso, specialmente per lui che ha fatto incassi miliardari negli anni in cui questo ristorante lo ha gestito tecnicamente da solo. Una delle critiche che la nuova proprietà rivolge al nano dai capelli bianchi è proprio quella di essere stato restio nei confronti di qualsiasi idea, impostazione, visione diversa, che gli accordi commerciali (in tutte le sue forme) con i quali ha guadagnato fossero tutti impostati su una strategia a breve termine, quella delle sue tasche aggiungo io.

Carey invece è un’altra storia, viene dal mondo delle televisioni sportive americane, dalle gare automobilistiche americane; lui non vuole il ristorante stellato, vuole il fast food. Lì nei paddock si entra senza un pass particolare, non c’è una rigida selezione all’ingresso. E poi, in generale, la Formula 1 deve essere più aperta, più accessibile, più “commercializzabile”. Tanto per darvi un termine di paragone, se andate sul sito della Indy Car potete vedere come i prezzi dei biglietti in tribuna per il Gran Premio di Indianapolis oscillino tra 40 e 80 dollari; ad occhio direi che per la Formula 1 ce ne vogliano un pochino di più. Fast food però vuol dire anche bassi “costi di produzione”; quindi immaginiamo che la nuova proprietà voglia rivedere al ribasso il costo e lo sviluppo delle monoposto.

Lo stesso Carey però ammette che la visione che Liberty Media ha della classe regina dell’automobilismo, per essere messa in pratica, avrà bisogno di tempo e non smette di sottolineare come uno dei punti di rottura con il passato sia proprio quello di intavolare discussioni, tavoli, incontri con gli attori del settore per dare una direzione da qui ai prossimi anni. Una delle tante “idee” sarebbe quella di arrivare ad una maggiore competizione tra tutte e 10 le scuderie che vi partecipino e non creare una sorta di “sotto-campionati” per cui già alla quarta gara pare che il mondiale se lo giochino solo in 2.

Nel breve periodo, intanto, segnaliamo l’intenzione di “massimizzare” il calendario. Ovvero raggruppare meglio le gare da un punto di vista logistico e di fuso orario, eliminando i week-end back-to-back come per esempio avviene a giugno dove in 7 giorni si corre prima in Canada e poi in Europa.

Vediamo ora cosa succederà; le premesse della nuova proprietà sono un po' le stesse che sentiamo da ormai troppi anni. Visto che però il beneficio del dubbio va concesso a chiunque, attendiamo i prossimi sviluppi.