F1, GP di Spagna - Ferrari provaci

Ancora una volta due filosofie progettuali diverse, due configurazioni diverse.

F1, GP di Spagna - Ferrari provaci
F1, GP di Spagna - Ferrari provaci

Dalla qualifica si è percepito ancora una volta una cosa: Mercedes e Ferrari, anche in Spagna, pare facciano un altro mestiere rispetto a tutti gli altri. Eravamo in trepida attesa per vedere se la Red Bull versione B potesse anche solo impensierire il dualismo di vertice e così non sembra. Sì, perché sul circuito di Barcellona è andato in onda l’ennesimo capitolo dei fantastici 4, con Hamilton e Vettel in prima fila staccati di soli 51 millesimi, che precedono i rispettivi compagni di squadra.

Se però le prestazioni complessive sul giro secco sono molto simili, con un’analisi più approfondita sui singoli settori si nota come ancora una volta l’asse Maranello – Brackley sia contraddistinto da performance vicine che però partono da due filosofie progettuali ed impostazioni alla gara completamente contrapposte.

Se infatti in Bahrein abbiamo stra-parlato di come la Ferrari avesse sacrificato la qualifica perché aveva scelto un assetto più carico, pare che in Spagna le scelte si siano invertite. Andando a vedere i singoli intertempi infatti, pare che la Ferrari sia stata più performante delle Frecce d’Argento nei primi due settori mentre invece paghi molto nell’ultimo settore, addirittura 4 decimi abbondanti. A tutto questo va anche aggiunto che Vettel ha misurato allo speed trap 326 km/h contro i 322 delle vetture anglo-tedesche.

Questo sta a significare una cosa, ovvero che in generale la Mercedes si è presentata in configurazione aerodinamica più carica degli avversari italiani. In particolare, visto gli ottimi intertempi fatti registrare da Hamilton e Bottas nell’ultimo settore, in cui serve un posteriore ben stabile, quindi un elevato carico aerodinamico, pare che ci sia “più ala” al posteriore, il che spiegherebbe una peggior resistenza all’avanzamento come dimostrato dalle velocità assolute fatte registrare allo speed trap. Questo si traduce nella possibilità che i piloti Mercedes possano sfruttare “più gomma” in quell’occasione e magari sfruttare una trazione migliore. Di contro, nel resto del circuito lo pneumatico può risentire di un maggiore stress verticale, dovuto proprio al maggior carico generato dalla vettura.

In Ferrari invece si è scelta una configurazione più scarica, rivolta più al primo ed al secondo settore (ad eccezione di qualche curva) e poco al terzo settore. Quindi, nel misto questo potrebbe innalzare maggiormente le temperature degli pneumatici, che quindi vengono usati meglio in questa zona della pista, con il rischio che nell’ultimo settore non si riesca a sfruttare l’uscita dall’ultima chicane per poter provare l’attacco in fondo al dritto.

In tutto questo va aggiunta la questione strategia, pare obbligata quella a due soste visto il gap prestazionale fornito dalla media, che sarà usata per l’ultimo stint in favore di due parti di gara più aggressive da fare con le soft.

Come vedete, due approcci diversi, due filosofie progettuali diverse. Domani il V atto. Buona gara a tutti.