Historic Minardi Day - A tu per tu con... Emanuele Pirro

Il vincitore di 5 Le Mans, ex-F1 e tre volte campione SuperTurismo si è concesso ad una breve intervista sulla sua carriera da pilota. Tanti i temi trattati, dal periodo McLaren alle 5 Le Mans vinte in carriera.

Historic Minardi Day - A tu per tu con... Emanuele Pirro
Historic Minardi Day - A tu per tu con... Emanuele Pirro

Durante i due giorni degli Historic Minardi Day, abbiamo incontrato un numero illimitato di piloti e con molti di questi abbiamo avuto il piacere di scambiare qualche parola. Tra questi c'è Emanuele Pirro, pilota di F1 dal 1989 al 1992 e poi tre volte campione nel SuperTurismo con Audi, prima della consacrazione nelle gare di durata, dove spiccano le 5 vittorie nella 24 ore di Le Mans e la vittoria del campionato americano Le Mans Series. Ora, Pirro, fa il commissario, ma quando può non rinuncia a risalire in vettura, così come ha fatto ai Minardi Day, dove ha avuto il piacere di salire sulla sua Dallara 191 del Team Italia. 

 

Iniziamo dal suo passato in F1, cosa ci racconta della sua carriera lì e cosa ricorda con più piacere? 

Sinceramente la F1 non è il ricordo piu bello della mia carriera, anche perché non ci sono stato a lungo ed in più ho avuto tante soddisfazioni da altre categorie. È stato comunque un bel periodo, soprattutto quando ero collaudatore della McLaren, dove ho avuto la possibilità di guidare delle vetture davvero belle e competitive. Con la Benetton avevo un problema di abitacolo, poiché stavo davvero stretto nella vettura e facevo tanta fatica. Con la Scuderia Italia, invece, mi sono trovato meglio. Era un team in cui tutto si faceva con piacere e l'ambiente all'interno della squadra era davvero bello. Alla fine son stati due anni davvero belli, soprattutto il secondo, nel 1991, dove avevamo una vettura davvero buona, tant'è che sono andato a punti a Montecarlo e anche in un'altra occasione e devo dire che quella è stata una stagione davvero buona.

Riguardo al suo periodo McLaren, lei si occupava più che altro dello sviluppo dei componenti Honda, ma sappiamo bene che quell'anno iniziò anche la rivalità Senna-Prost, cosa ci può raccontare a proposito?

In McLaren ho lavorato più per sviluppare delle componenti Honda. Riguardo alla rivalità Senna-Prost posso dire che i due hanno iniziato il mondiale in maniera pacifica, collaborativa, per quanto possa essere pacifica la lotta tra due compagni di squadra. Andando avanti, poi, un dispetto uno, un dispetto l'altro e sono arrivati ai ferri corti alla fine. Ed è stato un peccato perché entrambi erano due piloti forti, due persone straordinarie, ma con due piloti così era impossibile andare avanti pacificamente. 

15 vittorie su 16 in quel 1988, l'unica gara dove la McLaren rimase a secco fu a Monza, un vero e proprio tonfo con il doppio ritiro di Senna e Prost. Quanto contò realmente quel Gp?

Il tonfo di Monza non penso cambiò qualcosa nel team, anche perché non penso nemmeno che fosse un obiettivo così importante vincere tutte le gare e anche il mondiale era quasi una formalità. Perché la vettura era nettamente superiore alle altre. La cosa più importante era gestire la rivalità tra Senna e Prost che stava prendendo pieghe un po' pericolose, estreme. La vettura era buona, però, e c'era una bella armonia nel team. Quelli furono davvero bei tempi!

Dopo il suo ritiro, lei ha corso con Audi nel SuperTurismo, vincendo due titoli in Italia e uno in Germia, cosa ricorda di quegli anni?

Nel superturismo sono stati degli anni davvero belli. Perché l'Audi era una vettura avanzata, con tante tecnologie, grazie anche alle quattro ruote motrici. C'era tanto sviluppo da fare ed era una vettura bella da guidare, perciò è stato un bel periodo. Alla fine hanno bandito la quattro ruote motrici, perché ritenevano che fosse un vantaggio troppo grande per le Audi. In quel momento l'Audi ha iniziato a sviluppare i prototipi e lì è iniziato un altro periodo davvero bello, dove ci siamo tolti davvero tante soddisfazioni sia a Le Mans che nel campionato americano, soprattutto con la R8. 

Ecco, proprio a Le Mans lei ha scritto delle bellissime pagine della sua carriera, ma anche della corsa stessa. Come nasce il feeling con la 24 ore?

Il feeling con Le Mans nasce dal fatto che avevamo una macchina buona ed un team perfetto, ed è da li che nasce tutto. Sinceramente correre con Audi è stata una bella fortuna, soprattutto quando loro hanno iniziato a fare il progetto Le Mans, con la r8 e la r10. Poi loro hanno continuato con la r15, mentre io mi son fermato.

Inoltre lei, quando è arrivato al traguardo ed esclusa l'ultima edizione, è sempre andato a podio nella 24 ore, un bel primato!

Si, tranne nell'ultimo anno, per 9 anni consecutivi e questa anche è una bella soddisfazione, un bel record. Anche qui era un bell'ambiente, dove siamo rimasti gli stessi per tanto tempo e ci conoscevamo bene, è stato anche quello un bel periodo. Peccato solo che la 24 ore e l'endurance siano seguiti poco in italia.

E ora è qui ai Minardi Day, cosa pensa di questa iniziativa? 

Ho aspettato 55 anni per guidare una Minardi e finalmente ci sono riuscito. Stiamo festeggiando la storia di un uomo e di una scuderia che ha scritto la storia del motorsport, una storia di passione, tenacia. È stato un week-end bellissimo, fantastico, pieno di gente, nonostante il maltempo, che di certo non ha aiutato. C’era tanta gente appassionata, spero veramente che continui anche i prossimi anni e diventi un appuntamento fisso negli anni a venire. Tante belle auto, tanti piloti, che sono anche amici, proprio un bel week-end.  Chi non è venuto si è perso proprio un bel fine settimana e speriamo continui anche l’anno prossimo". 

Speriamo sia così. La nostra intervista si conclude qui, Signor Pirro grazie mille!

Grazie anche a voi e buona fortuna!