F1 - Storia del Gran Premio d'Austria

Dai duelli tra Jochen Rindt e Jacky Ickx fino a quello tra Lewis Hamilton e Nico Rosberg, passando per il dualismo Schumacher-Hakkinen. Inoltre l'inusuale incidente di Johansson, le vittorie italiane di Vittorio Brambilla ed Elio de Angelis, la brutta figura della Ferrari nel 2002. Spielberg è questo e molto altro.

F1 - Storia del Gran Premio d'Austria
F1 - Storia del Gran Premio d'Austria

Finalmente la Formula 1 torna a parlare di corse, dopo l’atto conclusivo del Gran Premio dell’Azerbaijan avvenuto a Parigi a seguito della “non decisione” da parte della FIA nei confronti di Sebastian Vettel per via della ruotata data ad Hamilton sul circuito azero.

Si torna in Austria, a Spielberg, sul circuito ora nominato Red Bull Ring di proprietà dell’omonima scuderia che corre con la licenza di casa, pur avendo base operativa in Inghilterra, a Milton Keynes. Fare la storia di questo circuito è veramente complesso, tanto per cominciare per le due tipologie di circuito su cui si è corso, ma soprattutto perché pur essendo un circuito “banale” nel disegno, ha regalato battaglie epiche, come l’ultimo giro dello scorso anno che vide scoppiare i due piloti della Mercedes per passare ai duelli tra Schumacher ed Hakkinen per diversi giri consecutivamente. Insomma c’è da parlare.

In grigio il vecchio tracciato, in rosso quello nuovo
In grigio il vecchio tracciato, in rosso quello nuovo

Comincerei dall’edizione di apertura, svolta sul primo layout del tracciato denominato Osterreichring, nel 1970. Il vecchio circuito è estremamente veloce, caratterizzato da una variegata altimetria e lungo circa 6 chilometri. La gara d’esordio vide al sabato la conquista della pole position da parte dell’idolo locale Jochen Rindt, il quale con la Lotus diede mezzo secondo al rivale Jacky Ickx su Ferrari. La gara (che potete vedere in un estratto qui sotto) non fu scontata, con una partenza monstre di Clay Regazzoni che si portò subito in testa mentre Rindt dopo 3 giri si ritrovò già in sesta posizione mentre al 22esimo fu costretto al ritiro per un problema al motore. Quelle caratteristiche del tracciato esaltavano il bel motore della Ferrari 312B al quale la Lotus provò a controbattere con la migliore aerodinamica di quel geniaccio di nome Colin Chapman. Alla fine però la gara si concluse con la prima doppietta dell’anno della Scuderia di Maranello, con Ickx davanti a Regazzoni.

Interessante anche l’edizione del 1974, che da calendario risultò la quart’ultima prova di un campionato che vide in lotta per il titolo iridato Clay Regazzoni e Niki Lauda su Ferrari, Jody Scheckter su Tyrrell ed Emerson Fittipaldi su Mclaren. In qualifica Lauda fu il più veloce, mentre in partenza fu bruciato letteralmente da Reutemann che impose un ritmo forte e regolare. Ma per la casa di Maranello fu una giornataccia, con l’austriaco costretto al ritiro al 17esimo giro a causa di un calo di potenza accusato dal suo V12. La gara continuò abbastanza tranquillamente, fino ad arrivare negli ultimi 10 giri in cui ci fu una vera e propria decimazione dei concorrenti. Fittipaldi ruppe il motore, Carlos Pace perse benzina, Jacky Ickx e Patrick Depailler nel corso di un duello si toccarono e finirono entrambi fuori pista. Rischio anche per l’altra Ferrari di Regazzoni che bucò una ruota ma i meccanici della Rossa riuscirono a riparare il danno e far ripartire il “baffone più amato dalle italiane”, che alla fine giunse quinto, con Carlos Reutemann che vinse una gara dominata dall'inizio alla fine, davanti a Hulme e James Hunt

Da italiani non possiamo non raccontare quanto avvenuto nell’edizione del 1975, che vide la vittoria del connazionale Vittorio Brambilla, in un ambiente molto caldo per Niki Lauda, a 3 gare dal termine lanciatissimo per la conquista del titolo mondiale. Il pilota di casa non tradì, e in prova al sabato piazzò la su Ferrari davanti a tutti, a cominciare da James Hunt ed Emerson Fittipaldi. La gara cominciò sotto una pioggia battente e, dal nuvolone d’acqua alzato dalle vetture alla partenza, spuntò Depailler, partito dalla quarta fila e subito al comando. Nel prosieguo della gara, il pilota di testa accusò problemi alle gomme che lo fecero precipitare indietro mentre Brambilla riuscì ad agguantare la terza posizione dietro Lauda e Hunt. L’austriaco perse terreno a favore dell’inglese e del pilota monzese, il quale cominciò a sferrare attacchi a non finire per agguantare la prima posizione ai danni di Hunt. Il “Monza’s Gorilla”, come lo chiamavano gli spettatori d’oltremanica, infilò “The Shunt” durante un doppiaggio un po’ complicato, che consentì a Brambilla di accumulare un po’ di vantaggio sui diretti inseguitori. Al 29esimo giro, complice un'incessante pioggia,  venne comandata l’interruzione della gara, dunque con la vittoria di Vittorio Brambilla davanti a James Hunt e James Pryce.

Bello ricordare anche l’edizione del 1982, ancora una volta positiva per i colori italiani, vista la vittoria di Elio de Angelis su Lotus ottenuta al fotofinish. In pole, però, Nelson Piquet davanti al compagno Riccardo Patrese, esecutori di una Brabham-BMW che dominò nelle qualifiche. In partenza il brasiliano mantenne la testa con Lauda che si inserì in seconda posizione. Ma la Brabham non ebbe vita facile, con Piquet costretto ad anticipare molto la sosta prendendo alla sprovvista anche i suoi meccanici, così che il pit stop durò oltre il previsto tanto da rientrare in pista in quarta posizione. Il pilota padovano invece fu costretto al ritiro per un cedimento del motore tedesco montato sulla vettura inglese, mentre il compago brasiliano salutò la compagnia per problemi elettrici. Al 48esimo giro, Alain Prost si trovò in testa, ma la sua Renault lo abbandonò per un problema alla turbina. Quindi a 5 giri dalla fine Elio de Angelis su Lotus si trovò in prima posizione. Nelle poche tornate rimanenti, Rosberg cominciò a recuperare circa mezzo secondo al giro sul pilota romano, il quale si vide sfruttare la scia e giungere appaiato al futuro campione del mondo. L’arrivo in volata fu da cardiopalma, con l’italiano che portò a casa una vittoria veramente entusiasmante.

Il 1987 è un anno particolare per quanto visto a Zeltweg. Da registrare il dominio Williams prima in qualifica con Nelson Piquet e poi in gara con Nigel Mansell, ma quell’anno viene ricordato per l’incidente accorso a Stefan Johansson durante una delle sessioni di prove libere. L’incidente non fu conseguenza di un errore di guida del pilota o di un cedimento meccanico, bensì di un cervo che attraversò la pista poco prima della Jochen Rindt Kurve, tratto dove le vetture raggiungevano i 290 km/h, velocità alla quale avvenne l’impatto con la Mclaren MP4/3. Nell’impatto la vettura del pilota svedese perse direzionalità e freni, andando a sbattere violentemente contro le barriere. Johansson se la cavò con due costole rotte e niente di più, ma lo spavento per un incidente inusuale si fece sentire.

Dal 1997 in poi il tracciato cambiò forma, assumendo quella attuale, con una riduzione del tratto veloce ed una doppia curva a destra prima del rettilineo principale che va a togliere la curva “sinuosa” che invece aveva il vecchio layout.

Quello che certamente ricorderanno i tifosi della Ferrari è l’edizione del 1999. Infatti, nella gara precedente di Silverstone Michael Schumacher ebbe un bruttissimo incidente che lo portò a saltare le successive gare, portandolo di fatto fuori dalla competizione iridata con il suo storico rivale Mika Hakkinen. Dunque gli uomini in rosso arrivarono in Austria con il morale a terra, visto cosa significava questo in ottica campionato. Ad onor del vero in quella situazione ci si aspettava un “comodo” dominio delle ottime Mclaren-Mercedes, come dimostrò il secondo pieno dato dalle due vetture di Woking alla prima Ferrari di Eddie Irvine in qualifica, ma la Formula 1 riesce a mettere in discussione tutto nell’arco di poche curve. E’ quello che successe in quella edizione del Gran Premio, con David Coulthard che in partenza attaccò il compagno Hakkinen mandandolo in testacoda, con il finlandese che riprese la pista in ultima posizione. A quel punto, il pilota irlandese della Ferrari fece un tratto di gara entusiasmante, che al termine del valzer dei pit stop lo portò in testa davanti al pilota inglese della Mclaren. Vinse Eddie Irvine, che si portò a sole due lunghezze dal leader del mondiale Hakkinen, diventando di fatto l’uomo su cui puntare a Maranello per la vittoria finale.

Il 2002 è l’anno della vergogna per la Ferrari. In una gara dominata dall’inizio alla fine, le due Rosse si trovarono in prima e seconda posizione, con Rubens Barrichello davanti a Michael Schumacher. Intendiamoci, che a Maranello avessero investito il tedesco del ruolo di capo-squadra era evidente, ma la mossa orchestrata dal muretto fu da pivelli, possiamo dirlo. All’ultimo giro, dopo l’ultima curva, il brasiliano si fece da parte per far sopravanzare il compagno, con un arrivo in una triste parata, che espose la Ferrari alla contestazione del pubblico austriaco, legittima.

Dopo essere stato fuori dal calendario per 10 anni, il 2014 è l’anno del ritorno del Red Bull Ring tra le gare del campionato. Delle ultime tre edizioni va sicuramente ricordata quella del rientro, che vide le due Williams motorizzate Mercedes imporsi in qualifica, occupando l’intera prima fila con Felipe Massa davanti a Valtteri Bottas, conquistando la 128esima pole position per la scuderia di Grove. In gara però fu tutto un altro film, con le Mercedes di Lewis Hamilton e Nico Rosberg che fecero l’andatura, l’inglese si imporrà sul compagno di squadra e su Bottas.

Ancor più interessante è quanto avvenuto nel 2016, in una gara che vide Rosberg passare il compagno di team in partenza e rimanere in testa praticamente tutta la gara. Il bello arrivò all’ultimo giro, dove alla frenata della curva Remus, Rosberg tirò una staccata “maliziosa” così da toccarsi con Hamilton, il quale riuscì comunque a prendere la testa della corsa e vincere la gara, mentre il tedesco danneggiò vistosamente il davanti della sua Mercedes, giungendo alla fine in quarta posizione.

Dunque, come potete vedere, il circuito in questione ne ha di cose da raccontare. Cosa ci dirà quest’anno?