F1, Gran Premio del Belgio - Quella gara che vorresti non finisse mai

Il dualismo del 2017 incarnato da Sebastian Vettel e Lewis Hamilton dovrà attraversare molte incognite. Varietà di strategie, il meteo, i curvoni delle Ardenne sono lì a condire lo scenario più spettacolare dell'intero campionato

F1, Gran Premio del Belgio - Quella gara che vorresti non finisse mai
F1, Gran Premio del Belgio - Quella gara che vorresti non finisse mai

Quello che scatterà alle 14 di oggi è un Gran Premio dalle mille aspettative. Metteteci il circuito, a detta di molti, più bello del campionato, che in passato è stato teatro di sfide epiche, il dualismo incarnato da Sebastian Vettel e Lewis Hamilton, la prima gara dopo la lunga sosta estiva, la prima dell’ultima parte di campionato, il tutto condito dall’incognita meteo che potrebbe rimescolare una volta di più le carte, da parte di quel mazziere (leggi Formula 1) mai stato così imprevedibile da 10 anni a questa parte.

Bisogna però partire da ieri, e da quegli occhi lucidi al termine delle qualifiche da parte di Lewis Hamilton, dopo aver eguagliato Michael Schumacher a quota 68 pole position in carriera e che, sicuramente, supererà già quest’anno rompendo una sorta di tabù, ovvero quello che almeno sui numeri il campionissimo tedesco sembra battibile, quasi umano.

Ma aldilà di questa parentesi romantica che colpisce anche gli Dei della velocità ed un personaggio in stile “rock star” come il campione inglese della Mercedes, quella di oggi è pur sempre una gara del campionato 2017, in cui in testa alla classifica mondiale c’è un altro tedesco, quel Vettel che dopo anni ha ridato ad un pilota Ferrari il ruolo di leader del mondiale sin dal Gran Premio del Bahrein.

Quella di oggi sarà una gara in cui si vorranno misurare i progressi della Ferrari, soprattutto dopo la scoppola presa su un circuito simile come quello di Silverstone (e non ci riferiamo ai problemi avuti alle gomme dai due piloti in Rosso), che ricalca le caratteristiche di Spa dove Hamilton e la Mercedes sembrano avere ancora un pelo di vantaggio.

Ma la Formula 1, per quanto iper-tecnologica ed ingegneristica non è una scienza esatta, come la prima curva dopo pochi metri dal via, in cui si creerà un imbuto da tachicardia, con il rischio che un contatto possa pregiudicare tutto, e rimescolare un campionato che ha già dimostrato di non avere bisogno di questi “mezzucci” per rendersi imprevedibile.

Ma la massima serie automobilistica, purtroppo o per fortuna, è fatta anche di numeri, di strategie, di passi gara, di resa di una mescola rispetto ad un’altra. In un mondiale del genere, anche questi paradossalmente, sembrano dotati di una certa forma di indeterminatezza, perché alla fine quei mostri di tecnologica che sono le monoposto di Formula 1 sono guidate dai piedi, dalle mani e dalla mente di un umano, con le sue ansie, paure, concentrazione e un briciolo di follia.

I numeri molto candidamente ci dicono che nel corso delle prove libere il passo gara sia stato a favore della Mercedes sul compound soft, mentre la Ferrari si è esaltata sulle ultrasoft e si è comportata bene sulle supersoft. Ma allo stesso tempo il responsabile della Pirelli Mario Isola ci fa sapere che in ottica gara le strategie non saranno ben definite, con la possibilità che i team potranno usare tutte e tre le mescole secondo i dati che hanno.

Molte, forse troppe aspettative, chi lo sa.

Benvenuti, dunque, alla gara più attesa e imprevedibile dell’anno.