F1, GP Malesia - L'analisi

Red Bull sugli scudi, con Verstappen autore di un ritmo gara mai visto quest'anno. Rammarico Ferrari per quanto dimostrato in pista, con Vettel costretto a fuel saving nelle ultime fasi. Passo indietro della Mercedes, che comunque migliora la sua situazione in classifica

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Quello che si è concluso nella scorsa domenica mattina italiana è stato solo l’ultimo dei week-end con diverse sorprese, in positivo e negativo. In linea generale, poi andremo nello specifico più avanti, se fino ad adesso avevamo avuto un bellissimo duello tra le due scuderie contendenti il titolo mondiale, con i due rispettivi piloti di punta coinvolti per il campionato piloti, dal Gran Premio della Malesia abbiamo e avremo a che fare con un'altra variabile “impazzita” che porta il nome della Red Bull, la quale si è dimostrata molto veloce e, non essendo coinvolta direttamente per la corsa all’iride in entrambe le classifiche, ha “il vantaggio” di poter correre senza “ragioneria”.

Il primo punto che passerei all’analisi è la valutazione della prestazione relativa della RB13 diminuita enormemente rispetto ad inizio campionato. Chi vi scrive ricorda perfettamente le lamentele di Max Verstappen al seguito della gara inaugurale in Australia, il quale dichiarò senza mezzi termini che il ritardo sul passo gara rispetto a Mercedes e Ferrari si aggirava attorno al secondo e mezzo, un era geologica per la Formula 1. Sulla falsa riga di queste parole, si è giunti alla conferenza stampa del Gran Premio di Monaco, in cui il suo compagno Daniel Ricciardo poneva i suoi dubbi su un eventuale recupero del gap entro la fine dell’estate, con voci sempre più insistenti sulla possibilità che a Milton Keynes stessero prendendo in considerazione l’idea di disinvestire le risorse sullo sviluppo della vettura per l’anno in corso, in ragione del 2018.

A quanto pare, come ci ha abituati nel corso degli ultimi anni il team tecnico guidato da Adrian Newey, la Red Bull è riuscita a compiere un recupero in termini prestazionali assolutamente di livello. Se infatti quella di Baku è stata una vittoria dovuta più alla particolarità della gara, con Ricciardo che conquistò il Gran Premio dell’Azerbaijan con una vettura il cui passo gara risultava di un secondo al giro più lento dei primissimi concorrenti, come vi abbiamo spiegato qui, la vittoria conquistata in Malesia ha tutt’altro sapore. Sembra infatti che ormai la RB13 sia in grado su alcuni circuiti di inserirsi costantemente tra Mercedes e Ferrari, sia in qualifica che in gara, dimostrando una certa preferenza nei confronti di circuiti “Ferrari sensitive” pur non disdegnando gli altri e proveremo adesso a capire il perché.

La Red Bull di quest’anno nasce come vettura low drag per cercare di compensare il deficit di potenza della power unit Renault, che continua ad esserci e a penalizzare anche i team clienti come quello anglo-austriaco. Nell’evoluzione dello sviluppo durante quest’anno, si è dimostrato come dal Gran Premio d’Ungheria da Milton Keynes sia arrivata praticamente una vettura B con un passo vettura maggiorato, con l’intenzione dunque di cercare di sviluppare un maggior livello di carico andando ad impattare il meno possibile sulla resistenza all’avanzamento, per i motivi di cui sopra. Su questa tendenza, può essere dunque spiegata la prestazione di livello messa in mostra a Kuala Lumpur, pur dovendo ammettere che lì davanti è mancato il duello con la Ferrari che sembra essere stata, numeri alla mano, la vettura più veloce in pista.

A dimostrazione della buona prova della RB13, ci vengono in aiuto i dati dei passi gara nel secondo stint, in cui si può vedere come la prestazione di Max Verstappen, su gomma soft, fosse di soli 3 decimi più lenta rispetto a quella di Sebastian Vettel, autore di una gara completamente diversa perché votata all’attacco vista la posizione deficitaria in partenza.

Concludiamo il discorso Red Bull ponendo l’attenzione sulla differente prestazione tra il pilota olandese e Daniel Ricciardo, il quale in qualifica è riuscito a copiare i tempi del team mate, mentre in gara ha avuto un passo decisamente più lento. Stando alle parole dell’italo-australiano rilasciate nel post gara, pare che Verstappen montasse un sistema di taratura delle sospensioni sperimentale. Ora non sappiamo se questo sia stato l’unico elemento differenziante tra le due vetture anglo-austriache, ma sicuramente possiamo dire che le due vetture avevano qualcosa di diverso e indiscrezioni vogliono che tale sistema verrà istallato anche sulla vettura di Ricciardo già a partire dalla prossima gara di Suzuka.

Andiamo adesso ad analizzare la gara della Ferrari, in particolare quella di Vettel visto che Kimi Raikkonen non è riuscito neanche ad assistere allo spegnimento dei semafori. Purtroppo sembra che in meno di 24 ore su entrambe le Rosse ci sia stato il medesimo intoppo che a quanto ne sappiamo è da ricercare in un problema di alimentazione dell’aria che va dal compressore al motore termico, a differenza di quanto ipotizzato in un primo momento circa un problema del turbocompressore. Questo fa doppiamente dispiacere, visto che la SF70H si è dimostrata velocissima sul tracciato malese sin dalle prove del venerdì, con sorpresa anche di chi vi scrive, che aveva preannunciato come le caratteristiche del tracciato di Kuala Lumpur fossero più congeniali alla W08 ma, a quanto pare, le condizioni climatiche hanno inficiato molto la prestazione delle Frecce d’Argento, ma su questo punto torneremo dopo.

Continuando l’analisi della gara della Ferrari, si è dimostrato una volta di più come gli uomini del Cavallino siano riusciti a costruire una vettura estremamente gentile sugli pneumatici low working range come le supersoft, così da essere performanti anche in condizioni di eccessivo caldo come avviene spesso in Malesia.

Chi vi scrive non è in grado di dire con certezza se Vettel fosse in grado di vincere la gara, semplicemente perché dai dati che abbiamo va annotato come Verstappen abbia avuto un ritmo pazzesco viste le premesse del week-end e, come indicato nel grafico precedente, il passo gara su gomma meno prestazionale sia stato di soli 3 decimi superiore al passo della Ferrari numero 5 che invece aveva gomme supersoft.

Altra questione da analizzare sulla gara di Sebastian Vettel è quella relativa al vistoso rallentamento che il tedesco ha attuato successivamente all’attacco portato nei confronti di Daniel Ricciardo. Infatti è stato costretto ad entrare in modalità fuel saving, in quanto si è deciso di caricare la Rossa con 10 kg di carburante in meno, così da garantire un vantaggio di circa 3-4 decimi al giro, in particolare nelle fasi iniziali in cui tutti i concorrenti partivano a pieno carico. Questo dunque mette una volta di più l’incertezza su quello che sarebbe potuto essere, questo fuor di dubbio, un bel duello tra Sebastian Vettel e Max Verstappen.

Concludiamo sulla gara della Ferrari con quanto avvenuto nel giro d’onore nell’incidente con Lance Stroll. Aldilà delle responsabilità, probabilmente dovuto ad un calo di concentrazione di entrambi tipico del giro di rientro dopo la bandiera a scacchi, quello su cui vogliamo porre l’attenzione è la questione legata al cambio della vettura del quattro volte campione del mondo. Nel contatto suddetto, si è creata apprensione sui danni che questo componente possa aver ottenuto, visto che è l’ultimo che sarà utilizzato quest’anno. Il regolamento vuole che sia utilizzato un cambio per 6 eventi in successione e quindi quello introdotto in Malesia dovrebbe essere quello con cui si arriverà all’ultima gara ad Abu Dhabi. Lo stesso regolamento dice che l’utilizzo di un altro cambio all’interno dei 6 eventi comporti una penalità di 5 posizioni in griglia di partenza, ma con una certa dose di flessibilità incarnata dall’ultima parte dell’art. 23.5 comma a) del regolamento sportivo, che noi vi riportiamo per intero di seguito

Art 23.5 – Regolamento sportivo

a) Un pilota può utilizzare un solo cambio per sei eventi consecutivi. Se un pilota è costretto a sostituire un cambio prima del completamento dei sei eventi sconterà cinque posizioni di penalità sulla griglia di partenza in tale evento, e di altri cinque posti ogni volta che viene usato un cambio ulteriore.Ad esclusione dell’eventualità di un ritiro che non consenta ad un pilota di completare una gara, il cambio montato sulla macchina al termine della manifestazione deve rimanere sulla monoposto per le restanti gare delle sei in sequenza.Qualsiasi pilota che non è riuscito a finire la gara al primo, secondo, terzo, quarto o quinto dei sei eventi per motivi che il delegato tecnico accetta come al di là del controllo della squadra o del driver, può iniziare il seguente evento con un cambio diverso senza penalità.

Sarà dunque su quest’ultima parte che si giocherà la possibilità o meno, a seconda se vi sarà l’esigenza, di incorrere nella penalità per il prossimo Gran premio del Giappone.

Concludiamo l’articolo sull’analisi della Mercedes che, a sorpresa di chi vi scrive, non è stata particolarmente performante su un circuito che pure sembrava possedere delle caratteristiche velocistiche congeniali alla filosofia progettuale della W08 Hybrid. Crediamo però che la “brutta” prestazione sia da ricercare in una condizione climatica non favorevole alla vettura di Brixworth, come già dimostrato quest’anno in altre occasioni, in particolare per quanto concerne la temperatura dell’asfalto e quella ambientale, che sono quelle più stressanti del mondiale sia per i piloti che per i componenti meccanici, così come a Singapore. Infatti l’unico punto debole delle Frecce d’Argento di quest’anno risiede proprio nella gestione degli pneumatici posteriori in situazioni come quelle sopra descritte, per via di un assetto al posteriore particolarmente aggressivo che tende ad innalzare “già di suo” la temperatura. Tutto questo, su delle gomme supersoft che hanno una finestra di temperatura bassa, su di un tracciato molto caldo, porta ad un surriscaldamento dello stesso pneumatico, andando ad inficiare la prestazione soprattutto in uscita dalle curve. Siamo infatti convinti che il sorpasso subito da Lewis Hamilton in fondo al dritto da Max Verstappen, sia stato dovuto (ovviamente dall’utilizzo del DRS) dallo sfruttamento della scia consentito da una miglior trazione in uscita dall’ultimo tornante.

Si esce dunque dalla Malesia con molte domande e poche certezze, per tutte e tre le scuderie di vertice. Gli unici punti fermi sono che nelle ultime due gare il vantaggio di Hamilton in classifica è salito a 34 punti  e che le Red Bull avranno un ruolo estremamente importante, in quanto potranno contribuire a togliere o a dare incertezza ad un mondiale che, comunque andrà a finire, sarà ricordato come uno dei più entusiasmanti degli ultimi anni. Next stop, Suzuka, per il Gran Premio del Giappone.