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14 anni dopo, l'America ricorda la tragedia del 2001. Caduta e rinascita di un grande popolo.

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EDIZIONE STRAORDINARIA. Due parole a caratteri cubitali sullo schermo, uno sfondo azzurro, ricordo questo, poi le prime immagini, terrificanti. Rumore, caos, polvere, grida lontane eppur vicine, il frastuono assordante di sirene, il disordinato incedere di persone comuni, il tentativo estremo di salvare il salvabile, di contrapporsi al male con il coraggio. Anno di dis-grazia 2001, giorno di settembre numero 11, l'America si inginocchia. 

Il crollo di una certezza, nessuno è invincibile. Paura, terrore. Un simbolo divelto, mani che coprono lacrime, volti che osservano, rivolti all'insù, il destino beffardo di un colosso d'argilla. 

Occhi, i nostri, incollati, come rapiti da qualcosa di straordinariamente folle, improvvisamente reale. Siamo al cospetto di un demone e a quel demone dobbiamo rendere conto. L'America si risveglia poco dopo, in un gesto di estremo coraggio. In piedi, osserva i caduti, ricostruisce la storia e tende la mano alla paura, quella stessa paura poco prima affrontata con timore. Un passo avanti, perché l'orgoglio può rimarginare la ferita del cuore. Sventola la bandiera americana, al suo fianco la bandiera del Mondo, perché quel giorno l'America è il Mondo, quattordici anni dopo l'11 settembre è il giorno a stelle e strisce, il giorno della memoria. 

Nomi, solchi profondi, nel mezzo un altissimo sogno, una carezza al cielo. Torri Gemelle, fuse in un volo di libertà, il filo del passato, la forza di un popolo. L'America, nelle sue storture, nei suoi angoli bui, regala una speranza. La ribellione alla caduta, la fierezza di un sentimento. 

Passare di lì, oggi, è ascoltare gonfi lamenti, vedere visi stravolti, penetrare anime nude, passare di lì, oggi, è accostarsi al pulsante battito di un un unico uomo, di un unico gigante, l'America. Rinascita.