Vavel in Libreria - Futbolstrojka

Glasnost e perestrojka hanno contribuito alla dissoluzione dell'Urss e al cambiamento del calcio in quella nazione.

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Occhio alla Perestroijka non è stato solo un film italiano interpretato da Ezio Greggio e Jerry Calà. L'espressione si può utilizzare pure per osservare i cambiamenti che la stessa perestrojka assieme alla glasnost hanno portato in Urss. Paradossalmente entrambe hanno accelerato la dissoluzione di questo stato e la sua frantumazione in più nazioni indipendenti.

Il libro Futbolstrojka, scritto da Mario Alessandro Curletto e Romano Lupi, analizza gli effetti di questi processi sul calcio. In questo sport l'Urss è stata capace di vincere 2 medaglie d'oro alle Olimpiadi (1956 e 1988) ed un Europeo nel 1960. La scomparsa della nazionale che indossava le maglie con la scritta CCCP ha rappresentato la fine di un'epoca. Perestrojka e glasnost, osservandole a posteriori, sono state una sorta di tsunami per una società e un calcio che forse non erano ancora pronti a cambiamenti così radicali e in tempi brevi. I primi giocatori che sono andati all'estero, hanno dato l'impressione di essere stati mandati allo sbaraglio. A questi mancavano le categorie interpretative per capire il contesto in cui si trovavano, agli antipodi rispetto alla loro patria. Ecco spiegati i fallimenti di Zavarov e Aleijnikov alla Juventus e di Mikhailichenko alla Sampdoria. Per quanto i riguarda i club, passato l'iniziale smarrimento, sembra che l'avvento del professionismo abbia attecchito laddove erano presenti spiccate capacità imprenditoriali e manageriali. Un tempo nessuno voleva andare a giocare nell'attuale Russia e in Ucraina. Ora sono molti gli stranieri che militano in squadre come: Spartak Mosca, Cska Mosca, Zenit San Pietroburgo, Dinamo Kiev, Shakhtar Donetsk. Abile a lanciare molti talenti è stato il "Colonnello" Valeri Lobanovskij. Il serbatoio della nazionale dell'Urss sono state la Russia e l'Ucraina.

La disgregazione dell'Urss ha trascinato nell'anonimato calcistico: Lituania, Lettonia, Estonia, Georgia, Armenia, Azerbaigian. Russia ed Ucraina se la cavano meglio ma non ancora in maniera sufficiente da spaventare le superpotenze del football mondiale.