MotoGP: cosa ci lascia Assen?

A mente fredda e senza adrenalina in circolo, analizziamo meglio la gara di Marquez.

MotoGP: cosa ci lascia Assen?
vavel espana

Assen ci ha salutato ieri con delle gare favolose in tutte le classi. Ma cosa ci porteremo in Germania tra 2 settimane? Si deve ripartire da lui, il leader Marquez. Un weekend a ballare il Flamenco con la gomma anteriore non lo spaventa. Lui non ha mai paura e, se la ha, non la fa vedere. L' uomo che sussurrava alle moto, un pilota meraviglioso, dalle curve lineari, dalla precisione millimetrica, da vita al limite. No non è un elogio di Marquez, ma è la realtà.

Il 93 è un Valentino in versione giovane, ha la stessa spavalderia, la stessa voglia di eccellere, la stessa sana visione delle moto e della gara. Lui, ogni curva, può dare qualcosa, ogni minimo errore lo corregge in gara, se sta per cadere e, magari, salti sul divano pensando succeda, lui non cade. Marc Marquez è talento allo stato puro. E' il perfetto connubio uomo- moto, nelle sue mani. La moto esegue e zitta,o meglio romba e va dove vuole il suo pilota. Lo spagnolo sta cambiando la MotoGP. Leader indiscusso del mondiale con 34 punti di vantaggio sul secondo e con una pista, quella tedesca, che storicamente lo vede sempre sorridere. Lo scorso anno, nella terra dei wurstel e crauti e della birra, fece un duello meraviglioso con Folger, ma poi si staccò e vinse da solo. Ieri ha mostrato un Marquez 2.0. Quello che soffre, che lotta, che, vedendo Dovizioso e Rossi, andare via e sorpassarlo, si accoda e aspetta come un felino a caccia nella savana. Il 93 è purezza del fanciullo che non vuole crescere, ma che dimostra di essere cresciuto. Lui, il ragazzo delle entrate al limite è un uomo, un pilota completo, uno che ha imparato cosa vuol dire vincere. La sua guida è una danza, non stressa mai le gomme, spinge se deve spingere, osserva e studia in pista in 24 giri strategie diverse, bravo a cambiare idee all' ultimo a seconda delle posizioni.

Marquez non equivale al Verstappen della MotoGP. Lo spagnolo, rispetto all' olandese delle 4 ruote, ha tolto la sua voglia di dimostrare che può essere migliore in ogni gara. Ha dimenticato il suo intuito da adolescente, ha cambiato i suoi modi un po' arroganti da sbarbato ed è diventato uomo e campione, come Rossi o Lorenzo. Allora merita la nostra ammirazione, al di là del tifo onesto e sportivo, perchè lui, ogni circuito che passa e ad ogni vittoria ottenuta, sembra sempre di più il nuovo Valentino, di cui siamo certi raccoglierà eredità sia del campione e, speriamo, anche dell' uomo Rossi.