Lorenzo Bandini la speranza infranta dell'automobilismo italiano

Sono trascorsi 48 anni dalla scomparsa del pilota, su cui puntava Enzo Ferrari, per cercare di ripetere quanto già fatto da Alberto Ascari, la conquista dell'iride piloti in Formula Uno.

Lorenzo Bandini la speranza infranta dell'automobilismo italiano
Lorenzo Bandini la speranza infranta dell'automobilismo italiano

Enzo Ferrari ha scritto un libro intitolato “Piloti che gente”. Molti ma non tutti erano gentleman drivers, provenienti da famiglie agiate o comunque benestanti. Costoro cercavano nuove, intense emozioni, un antidoto alla nebbia di tedio leopardiana. Si potevano definire temerari, cavalieri del rischio. Questo perchè come ha detto James Hunt nella finzione cinematografica di Rush: “Più ti senti vicino alla morte più ti senti vivo”.

Altri invece per inseguire il sogno di diventare piloti, dovevano innanzitutto partire facendo lavori più umili e poi magari sperare in un colpo di fortuna. Lorenzo Bandini apparteneva alla seconda categoria, quella che come ha cantato Gianni Morandi: “Uno su mille ce la fa”. Era nato il 21 dicembre 1935 a Barce (odierna Al-Marj), in Libia, nella regione Cirenaica, a quel tempo sotto il controllo dell'Italia. La Seconda Guerra Mondiale nel 1941, lo avrebbe costretto a spostarsi assieme alla famiglia a San Cassiano di Brisighella, luogo natio del padre, che avrebbe acquistato un albergo. Quest'ultimo sarebbe stato però poi vittima di una rappresaglia dei tedeschi, durante la guerra civile e poi fucilato. A quel punto la madre avrebbe optato di trasferirsi a Reggiolo, suo paese d'origine, con Lorenzo e Gabriella, sorella di quest'ultimo.

La passione di Bandini per i motori avrebbe influito sulla sua scelta scolastica, l'avviamento professionale per poi svolgere la professione di meccanico. Condizione necessaria a respirare l'ambiente delle corse sarebbe stato emigrare in una grande città. Lorenzo avrebbe scelto un'officina di Milano, sposando in seguito Margherita Freddi, figlia del proprietario. Quest'ultimo sarebbe stato il trampolino di lancio per la carriera di Bandini, che dopo una lunga gavetta nelle categorie minori, nel 1961 avrebbe coronato il suo sogno di approdare in Formula 1. Mimmo Dei proprietario della Scuderia Centro Sud per primo gli concesse fiducia. La prima stagione di Bandini nel Circus si sarebbe rivelata un disastro, con 0 punti, 2 ritiri (Francia, Italia), un 12° posto in Germania e l' 8° negli Usa. Il sarto però opera sulla stoffa che ha e la vettura affidata a Bandini era una Cooper T53, dalla competitività modesta. Lorenzo aveva comunque lasciato intravedere velocità e un grande talento, ciò non era sfuggito ad Enzo Ferrari, che aveva deciso di ingaggiarlo per la stagione successiva. In quest'ultima Bandini avrebbe raccolto punti solamente a Montecarlo, concludendo 3°, quindi 12° nel Mondiale piloti. Nella stagione 1963 invece avrebbe collezionato tre quinti posti, terminando 10° nel Circus, cogliendo però un'affermazione prestigiosa per la casa di Maranello in coppia con Ludovico Scarfiotti alla 24 ore di Le Mans. A quei tempi il Mondiale Sport Prototipi era molto importante, quasi come la Formula Uno, in quanto le varie case automobilistiche investivano parecchi soldi per ben figurare. Un successo avrebbe giovato all'immagine del marchio nei mercati mondiali, incrementando ulteriormente il numero di vendite.

La stagione 1964 sarebbe stata la migliore per Bandini in Formula Uno, conclusa al 4° posto nel Mondiale piloti. Lorenzo sarebbe riuscito a cogliere l'unica vittoria della carriera nel Circus in Austria, salendo sul gradino più basso del podio in: Germania, Italia, Messico. Nell'ultimo gran premio stagionale la condotta di gara del portacolori di Maranello sarebbe stata aspramente criticata. In questo giudizio avrebbe pesato un incidente che aveva visto coinvolto Graham Hill e sarebbe stato provocato da Bandini, per favorire il suo compagno di squadra Surtees che si sarebbe poi aggiudicato l'iride. Nel 1965 avrebbe concluso il Mondiale piloti nel Circus al 6° posto, salendo una sola volta sul podio, con il 2° posto di Montecarlo. In questa annata Bandini però avrebbe colto un successo di prestigio con la Rossa nella Targa Florio in coppia con Nino Vaccarella. Il 1966 sarebbe terminato con la nona posizione nell'iride piloti, con la piazza d'onore a Montecarlo, il gradino più basso del podio in Belgio e due sesti posti in Olanda e Germania. Il 1967 era iniziato alla grande per Lorenzo Bandini con il trionfo in coppia con Chris Amon alla 24 Ore di Daytona il 5 febbraio. La Ferrari in quell'occasione aveva monopolizzato il podio, realizzando una tripletta, con tanto di arrivo delle vetture in parata. Il tutto per la gioia del Drake, che aveva umiliato la Ford in casa propria, dopo aver rifiutato le avanches della casa di Detroit. Enzo Ferrari aveva ceduto parte del marchio di Maranello alla Fiat, mantenendo però in Emilia il reparto corse. Bandini sempre nella categoria Sport-Prototipi, avrebbe trionfato ancora in coppia con Amon, il 25 aprile pure alla 1000 km di Monza. Un triste destino però era dietro l'angolo. A quei tempi il Gran Premio di Montecarlo era una corsa massacrante, che si disputava sulla distanza di 100 giri. Bandini si era qualificato con il secondo tempo dietro Jack Brabham, per la gara in programma domenica 7 maggio. Alla partenza l'italiano era stato il più lesto a prendere il comando della corsa, ma poi era stato danneggiato dalla perdita d'olio in pista dell'australiano, perdendo due posizioni a vantaggio di Dennis Hulme e Jacky Stewart. A complicare la rimonta ci avrebbe pensato 1 dei 2 doppiati, Graham Hill, che avrebbe approfittato dell'occasione per vendicarsi dello sgarbo subito 3 anni prima. Tutto ciò coniugato con la lunghezza della corsa e la difficoltà del tracciato, avrebbe spinto Bandini a commettere un errore fatale.

La Ferrari all' 82° giro sarebbe giunta a forte velocità nella chicane del porto, avrebbe colpito una bitta di ormeggio delle navi. A quel punto la vettura sarebbe decollata, per poi cadere a terra, capovolgersi e infine incendiarsi. I soccorsi però non sarebbero stati solerti come la gravità della situazione richiedeva. A trarli fatalmente in inganno sarebbe stato il ricordo dell'incidente accaduto ad Alberto Ascari nel 1955, quando il pilota era stato sbalzato dalla vettura ed era terminato in mare. Stavolta però la situazione era diversa e se ne sarebbero accorti solo dopo aver spento le fiamme. Bandini avrebbe perso la vita 3 giorni dopo, mercoledì 10 maggio 1967 all'ospedale di Montecarlo. Dal 1992 il comune di Brisighella ha istituito un trofeo in suo onore, che viene assegnato al miglior pilota emergente della Formula Uno. Tra i vincitori di questo premio ci sono stati degli iridati nel Circus: Jacques Villeneuve, Michael Schumacher, Kimi Raikkonen, Fernando Alonso, Lewis Hamilton. Tutti questi piloti sono riusciti a realizzare il sogno di Lorenzo Bandini. Quanti anni dovremo aspettare prima che ci possa riuscire un'italiano e magari su Ferrari come Alberto Ascari?