L'automobilismo piange la morte di Justin Wilson

Il trentasettenne pilota britannico è deceduto in seguito ad un incidente avvenuto domenica scorsa a Pocono, durante una gara del campionato Indycar

L'automobilismo piange la morte di Justin Wilson
L'automobilismo piange la morte di Justin Wilson

Purtroppo il mondo dell'automobilismo piange un'altra vittima, il trentasettenne britannico di Sheffield Justin Wilson. Quest'ultimo, domenica scorsa nella 500 miglia di Pocono, penultima gara del campionato Indycar, è stato colpito sul casco da un pezzo della vettura di Sage Karam, e ha perso i sensi; di conseguenza ha sbattuto violentemente contro il muro di protezione della pista. Per quanto siano stati solerti i soccorsi sul posto e il successivo trasporto al Lehigh Valley Health Network Hospital, non hanno impedito l'ingresso in coma del pilota e la sua morte, avvenuta la scorsa notte.

Wilson debuttò nelle corse con i kart a 9 anni nel 1987. All'età di 17 anni vinse la Challenge Cup della Formula Vauxhall. Nel 1998 si impose nella Formula Palmer Audi. Nel 2001 conquistò il campionato di Formula 3000 (oggi GP2). Nel 2003 debuttò in Formula 1 con la Minardi e colse come miglior risultato con la scuderia di Faenza un undicesimo posto in Spagna. Questo piazzamento e la sua costanza di rendimento fecero sì che la Jaguar lo chiamasse per sostituire Antonio Pizzonia. Con il team inglese ottenne il suo primo storico punto nel Circus, in occasione del Gran Premio degli Usa a Indianapolis. L'anno successivo si trasferì negli States per gareggiare in Champ Car, causa la crisi economica della Jaguar. In questa categoria vinse per la prima volta nel 2005 a Toronto, giungendo terzo in campionato, per poi finire secondo nel 2006 e nel 2007 dietro a Sebastian Bourdais. Nel 2012 colse un prestigioso successo alla 24 ore di Daytona al volante di una Riley MkXXVI-Ford.

Aveva compiuto 37 anni il 31 luglio, lascia la moglie e 2 figli.