Marquez sopra tutti e tutto, Agostini trema

Non stupisce l'ennesimo trionfo di Marc Marquez, ma i modi tramite cui ad ogni circuito riesce a gestire avversari e condizioni avverse. Lo spagnolo è avanti ai tempi, il mito Agostini traballa.

Marquez sopra tutti e tutto, Agostini trema
MotoGP Sachsenring: Marquez sopra tutti e tutto, Agostini trema

Tutto come nella previsioni. Giusto un po' di suspense in partenza, causa nuvole minacciose e trasferimento di griglia in pit lane, poi largo a piene vele al pioniere del motociclismo moderno.

Marc Marquez batte Hailwood e fa en plein di vittorie da inizio stagione, soprattutto continua la sua scalata all'olimpo delle due ruote, dove probabilmente alla fine ci sarà posto altro che per lui.

Dalle prove era evidente che il circuito tedesco sarebbe stato ancora casa sua: il ritmo espresso non lasciava molte speranze agli inseguitori. Pedrosa ha fatto sì valere la tradizione, ma Bradl ha pagato un azzardo giusto e concretizzato male, mentre la coppia Yamaha non ha trovato i decimi mancanti. Nessuno è risultato in definitiva una minaccia o un semplice fastidio e lui, nel frattempo, gongolava, mostrava capacità di adattamento degne di un camaleonte ed esultava beffardo.

I 225 punti in classifica, il pokerissimo al Sachsenring, le pole, i giri veloci, i record, pur raccontando tanto, non dicono abbastanza sulla facilità e sulla superiorità senza repliche, sull'esuberanza e sull'inventiva, sul talento ragionato e sul coraggio calcolato. Marquez in poco tempo ha analizzato la situazione e agito, ha trovato il limite mantenendo margine di sicurezza, ha recuperato ed è scappato, quasi seguendo la sceneggiatura di un film da egli stesso scritta. E' un copione, per rimanere in termini cinematografici, che ripete e si ripete da Marzo e che giunge nella sua massima espressione in corse come quella tedesca, dalle condizioni incerte e insidiose.

Non riescono in altrettanto i grandi rivali Rossi e Lorenzo, che scontano anche una moto leggermente inferiore, e Pedrosa, l'eterno secondo. A turno si infiammano, si scaldano e avvampano, salvo poi spegnersi. Manca sempre qualcosa o, forse, semplicemente è l'altro ad avere qualcosa in più.

Lo spagnolo di Cervera, abituato ai fuochi d'artificio, regala ora pure i botti a fine corsa, con una sparata di petardi, nove ovviamente, diretta prosecuzione della nuotata in terra olandese. E' un pioniere, un rivoluzionario, colui che sta segnando un cambiamento epocale, tra stili di guida, traiettorie sconosciute e intuizioni strategiche. Il confronto con Valentino pare via via affievolendosi, resta solo Agostini, che già trema.