Rossi e Lorenzo, black rain

Le condizioni ibride di Misano hanno mandato in tilt i due rivali Yamaha, autori di una strategia dissennata nel tentativo di marcarsi a uomo. Per entrambi, ha prevalso il timore di sbagliare.

Rossi e Lorenzo, black rain
Lorenzo e Rossi commentano le qualifiche.

Alla fine è stata comunque la giornata di Valentino Rossi.

Altri 11 punti presi a Lorenzo, ora a +23, sono un tesoretto corposo, che gli permette di affrontare i restanti cinque gran premi senza l’assillo di dover ribattere colpo su colpo al diretto rivale. Potrà correrli in relativa gestione, scegliendo opportunamente quando rischiare e quando contentarsi del piazzamento.

Guai, però, a rilassarsi; guai a dar per morto Lorenzo, che da Brno è tornato martillo, salvo litigare con la pioggia di Silverstone e Misano. In prova, sull’asciutto, è tornato a esibire un potenziale superiore ai rivali e, in condizioni normali, saremmo a commentare una classifica diversa, certamente più corta dell’attuale. Invece, la prima carambola in gara gli ha precluso il ribaltone sul più bello, quando sembrava aver risolto a suo vantaggio la sfida con Valentino grazie a una scelta meno intempestiva.

Non più reattiva, va sottolineato. Perché Rossi e Lorenzo hanno insistito nell’errore insieme, scegliendo la marcatura a uomo - l’opzione più prudente in ottica campionato - all’azzardo. Azzardo che il trascorrere dei giri e le condizioni della pista avevano tramutato in una scelta dovuta, di buon senso. Come due scacchisti attanagliati dall’onere della prima mossa, dalla pressione del confronto diretto e della posta in palio, hanno perso lucidità, posticipando il rientro ai box oltre ogni logica. Malgrado le segnalazioni sempre più insistenti del team e i tempi scolpiti dalle slick su una traiettoria pressoché asciutta.

Marquez ha vinto perché si è fermato al momento opportuno, quando cioè il crossover – il momento di sovrapposizione tra i tempi registrati dalle gomme rain e quelle slick - era già trascorso da un pezzo e la pista garantiva oramai ridotti margini di rischio. Senza osare più del dovuto si è ritrovato con la vittoria in tasca, con la sola formalità di gestire il vantaggio su Smith fino al traguardo.

Lorenzo ha pittato due giri dopo Marquez, Rossi il giro successivo, proprio mentre andava in onda il colpo di scena. Il maiorchino, ingolosito dalla prospettiva di mettere tra sé e il pesarese più rivali – e punti – possibili, ha forzato il ritmo con gomme ancora fredde, finendo a terra dopo poche curve. Un'altra dimostrazione, dopo la balbettante performance di Silverstone, della doppia faccia del n°99: tanto imprendibile sull’asciutto, quando è libero di impostare le sue traiettorie chirurgiche in testa al gruppo, quanto malfermo sul bagnato e in bagarre, quando è lui a dover rincorrere.

Adesso arrivano Aragon e Motegi, due piste amiche che potrebbero aiutarlo a rialzarsi, magari con la complicità di Marquez che, a questo punto, diventa il suo miglior alleato nella caccia a Rossi. E magari Pedrosa - oggi non pervenuto -, cui Honda chiederà uno sforzo extra su due tracciati tradizionalmente propizi alla Casa dell’Ala dorata.