Sanremo - Le pagelle degli aspiranti Giovani (terza parte)

Ultima delle tre parti in cui Vavel Italia ha analizzato i brani presentati alle selezioni di Sanremo Giovani e scelti per contendersi i 12 posti della "finale" di Dicembre.

Sanremo - Le pagelle degli aspiranti Giovani (terza parte)
Sanremo - Le pagelle degli aspiranti Giovani (terza parte)

Si conclude questo viaggio attraverso le 69 nuove proposte che si contenderanno la partecipazione alla categoria Giovani del Festival di Sanremo 2018. Una serie di ascolti che ha - purtroppo - determinato un livello abbastanza basso, seppur con delle eccezioni di alto profilo. Ecco le pagelle di Vavel Italia.

Nicole Stella - L'innumerevole calcolo del tuo perfetto improvviso (Cercami) - voto 6.5. Oltre al titolo sicuramente originale, il pezzo si srotola tra frasi lasciate volutamente a metà e un finale dal testo abbastanza ricercato. In generale l'idea è buona, ma reiterata per tre minuti rischia di diventare eccessivamente pesante. Mezzo voto in più per la bella voce di Nicole.

Noemi Smorra - Il molo incalza - voto 7. Un po' di suoni urban non guastano mai, soprattutto in mezzo a fin troppi archi, violini, violoncelli e chi più ne ha più ne metta. Pezzo incalzante (come il molo del titolo, del resto) che forse non esplode del tutto, ma la cui intensità basta a dare piena forza all'intero contesto. Inoltre, a differenza di tante sue colleghe, si discosta dalla gara a chi prende la nota più alta e si concentra sull'interpretazione di un testo ben scritto.

Nyvinne - Spreco personale - voto 5. Pezzo radiofonico che però lascia il tempo che trova. Lei deve migliorare molto sull'interpretazione e persino sulla pronuncia delle parole, che spesso nemmeno si capiscono. Peccato perché ha davvero una bella voce.

Rachele Di Vaia - Dolceamaro - voto 5. Il titolo sembra ricordare qualche tremendo pezzo neomelodico, ma fortunatamente si tratta invece di una ballata chitarra e voce dal testo però deboluccio e dalla musica anche gradevole ma non abbastanza coinvolgente da risanare il resto.

Rudi Fiasco - Fa lo stesso - voto 4.5. L'arrangiamento, seppur già sentito e strasentito, è l'unica cosa che permette di arrivare alla fine di un brano incompiuto. Dovrebbe esserci l'ironia ma se ne vede poca, dovrebbe esserci il significato profondo che invece si perde tra i versi, dovrebbe esserci il rock ma non se ne vede traccia, dovrebbe esserci la voce ma... non ne parliamo.

Santiago - Nessuno - voto 6. Sonorità forse non azzeccatissime, c'è però da dire che il testo ha un bel significato e lui con la sua voce sa esplicarlo benissimo. Ci si poteva lavorare meglio e sarebbe stata una gran bella canzone.

Silver - Power of love - voto 4. L'impressione è di sentire Ron invecchiato che si cimenta in un testo rock progressive. Un pezzo che rock vorrebbe anche esserlo ma che non ci riesce per niente, con un testo assolutamente inconcludente che contribuisce a chiedersi quale senso abbia questa canzone.

Silvia Oddi - La tua canzone - voto 4. Si ma se non sapete fare rock non fatelo. Anche qui la voce e l'interpretazione non c'entrano nulla con l'arrangiamento, mentre il testo è persino peggiore di quello precedente.

Skuba Libre - Il meglio - voto 5. Pezzo rap senza infamia e senza lode, talmente classico da passare inosservato persino in un posto come Sanremo dove il rap è sempre poco digerito. Ritornello inascoltabile.

Sofia Marcaccini - Drunk love - voto 5. Una voce particolare al servizio di una canzone che sembra però mancare di qualcosa, non solo nel testo (molto rivedibile) ma anche nell'arrangiamento, vero punto debole. 

Stephanya - Tu non sei più la stessa - voto 5.5. Anche qui c'è un bel timbro vocale. Il pezzo non è malaccio ma si poteva fare molto meglio per valorizzare l'artista.

Tom Armati - Sa sa prova - voto 3. Sembra un tormentone di primi anni 2000 finito nel dimenticatoio e ritirato fuori per l'occasione. Tremenda.

Tommaso Di Giulio - A chi la sa più lunga - voto 6.5. Ottimi versi nelle strofe che sembrano quasi sprecati per una semplice canzone d'amore, con un ritornello che banalizza un significato che avrebbe potuto essere ben più profondo. Discreta la parte musicale.

Turkish Cafè - Ruggine - voto 6.5. Struttura semplice ma efficace per un brano di ottima fattura. Forse le due voci nel ritornello potrebbero amalgamarsi meglio di così, ma resta un brano completo per testo, musica, arrangiamento e interpretazione.

Ultimo - Il ballo delle incertezze - voto 5. Una ballad classica, senza troppe pretese, anche carina da ascoltare seppur eccessivamente simile a molte altre. Questo almeno fino al primo ritornello, perché l'arrangiamento dalla seconda strofa in poi è qualcosa di orripilante e lui inizia letteralmente ad urlare, rovinando quel poco di poesia che si era creata all'inizio.

Veronica Marchi - La musica fa male - voto 7.5 Un bel pezzo pop-cantautorale, con un testo importante e mai banale (finalmente qualcuno che prova a cambiare le parole nell'inciso) e una musica che accompagna bene le parole. Forse c'è un po' troppo Ferro nelle strofe e le note lunghe vengono "tirate" troppo rispetto alle possibilità della voce di Veronica (poteva farlo Masini negli anni '90, così invece l'effetto non è gradevolissimo) ma ciò non toglie che si tratta di uno dei migliori brani presentati quest'anno.

Vittorio Sisto - Anime diverse - voto 7. Esistono anche altri modi per proporre una canzone intensa che non siano per forza la ballatona romantica. Ottimo anche il cambio di registro rock nel finale. Pezzo di alto livello, forse non reso benissimo da una voce che ricorda molto quella di Kekko dei Modà, soprattutto nelle note più alte, ma sempre di alto livello resta.