Vavel in libreria - Volodja, ascesa e caduta dell'ultimo ventralista
Vavel in libreria - Volodja, la parabola rapida dell'ultimo ventralista

Vavel in libreria - Volodja, ascesa e caduta dell'ultimo ventralista

L'ascesa alle stelle e la discesa agli inferi di Vladimir Yashchenko, indimenticato campione di salto in alto degli anni 70. L'ultimo resistente del salto ventrale quando già imperversava il "Fosbury"

Ale85bovisa
Alessandro Gennari

... Ho visto coi miei occhi saltare in alto 
due metri e 35 centimetri 
Ventrale 
A Vladimir Yashchenko
Non so se ci siamo spiegati...

L'episodio citato dagli Offlaga Disco Pax nella prima frase della loro "Ventrale" ha una precisa collocazione di data e di luogo. Milano, campionati europei di atletica leggera, anno 1978. Fu allora che l'ultimo romantico della tecnica ventrale, il sovietico Vladimir Yashchenko, segnò la storia del salto in alto: la rincorsa, leggera, ritmata, quindi il balzo dritto oltre l'asticella sospesa a 2,35 di altezza e l'atterraggio trionfale sul materassone. Oro continentale e record del Mondo indoor per lui. Il giorno dopo quell'incredibile impresa firmata da Volodja - così come era soprannominato Yashchenko - sulla prima pagina della "Gazzetta" comparve un fotomontaggio con lui che saltava una cabina telefonica, alta proprio la misura saltata il giorno prima dal giovane russo.

La cui parabola è meravigliosamente raccontata da Giuseppe Ottomano e Igor Timohin ne "Il volo di Volodja" (Miraggi Edizioni): l'infanzia nella cittadina ora ucraina di Zaporozje, l'incontro con Vasilij Telegin - suo mentore e demiurgo - le prime folgoranti apparizioni, l'ascesa, fino all'apice già citato dell'Europeo di Milano. 

Culmine di una carriera, ma anche inizio della discesa agli inferi. Simbolo del modello di atleta socialista, vincente e forgiato dal duro lavoro, presto logorato da questo onere: tanti impegni agonistici, il fisico che comincia a presentare il conto fino al drammatico crack del 1979 al meeting di Kaunas, dove saltano i crociati del ginocchio. Una disdetta, a un solo anno dalle Olimpiadi di Mosca, dove c'era grande attesa per le prestazioni di Volodja e che invece acclamerà il tedesco dell'est Gerd Wessing come nuovo re della specialità.

Quanto a Yashchenko, che quel giorno era presente in tribuna allo Stadio Olimpico, la sua parabola discendente era già cominciata: ci proverà a tornare a saltare, ma nei meeting a cui prese parte apparve solo l'ombra del grande campione che era stato. Nella sua ultimissima esibizione  saltò a stento 2.10, prima della più mesta fra le uscite di scena. Con la fine del volo di Volodja, finì anche un'epoca dell'atletica leggera e lo scavalcamento ventrale fu per sempre consegnato ai libri di storia, mentre alcolismo e depressione divennero le più intime compagne di viaggio di Yashchenko, fino alla cirrosi epatica che lo uccise a solo 40 anni, in assoluta povertà e indigenza.

Nobilitato dagli interventi di Franco Bragagna - che ne cura la prefazione - e da un ricordo del prof. Carlo Vittori, "Il volo di Volodja" è un prezioso gioiellino che restituisce al lettore la figura controversa e a tratti romantica (nell'accezione più pura del termine) di uno dei più grandi intepreti del salto in alto. Eroe ed antieroe allo stesso tempo, immolato sull'altare della contrapposizione Usa - Urss negli anni tanto bui quanto affascinanti della Guerra Fredda. 

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