Wimbledon 2018 - Djokovic per tornare grande, c'è Nishikori

Il serbo parte favorito, da valutare la tenuta del nipponico.

Wimbledon 2018 - Djokovic per tornare grande, c'è Nishikori
Wimbledon 2018 - Djokovic per tornare grande, c'è Nishikori

A Wimbledon, il campo centrale ospita, in apertura, il match tra Djokovic e Nishikori. Molti attendono questo confronto per carpire la reale consistenza di Djokovic e l'effettiva tenuta fisica di Nishikori. Il serbo è una variabile da considerare nel duopolio Federer - Nadal, ha un passato di successo a Church Road e il tennis offerto al Queen's conferma il ritorno di Nole in pianta stabile o quasi. Finale con Cilic, poi quattro vittorie nel terzo slam dell'anno - un solo set concesso al terzo turno ad Edmund. A livello di ottavi, partita perfetta per inibire le mire di grandezza del next gen Khachanov. Senza un'eccessiva pressione sulle spalle - Djoko non deve vincere ad ogni costo come in passato - l'ex n.1 può rifinire un'impresa in grado di cancellare mesi in difetto. 

Di contro, Nishikori non ha nell'erba la superficie prediletta. Il nipponico si disimpegna al meglio tra terra e cemento, non a caso è per la prima volta ai quarti alla decima apparizione. Cammino tormentato per il giapponese, costretto agli straordinari fin dal primo turno con Harrison e successivamente da Tomic. Contro-pronostico, l'assolo con Kyrgios. Pronto Kei ad approfittare della giornata negativa dell'australiano. Di rimonta, infine, il quarto turno con Gulbis, contrassegnato dai problemi al ginocchio del lettone e dal fastidio al braccio di Nishikori, da valutare nel duello odierno. 

Djokovic si fa preferire, il bilancio tra i due evidenzia un solco netto. Nole è avanti negli scontri diretti 14-2. Nella corrente stagione, vittorie per il serbo a Madrid e Roma. Curiosamente, è il primo incontro sull'erba. Nishikori non possiede colpi in grado di perforare la difesa ermetica del suo rivale, è difficile che possa quindi infastidire Djokovic a tal punto da determinare un crollo del serbo. Plausibile, invece, che sia il tre volte campione di Wimbledon a dettare ritmi e tempi della partita.