Doveva essere l'incontro di cartello del Manic Monday di Wimbledon e invece si è rivelato una delusione. Merito di Murray o colpa di Kyrgios? Come sempre in queste circostanze la verità si trova a metà: la versione odierna dello scozzese sicuramente è stata di lusso (una di quelle tipiche della gestione Lendl, vero toccasana nel suo tennis), mentre dall'altro lato della medaglia abbiamo un australiano molto sottotono, durato di fatto solo un set e che ha dimostrato ancora tutta la sua giovane età quando, alle prime difficoltà tra fine del primo e inizio secondo set, ha di fatto gettato la spugna.

Il primo parziale offre lo spettacolo migliore: partita rapida (i primi 5 game si sono disputati in 15 minuti), tipica da erba, fatta da padrone dai servizi ma anche con pregevoli soluzioni vincenti soprattutto da parte di Kyrgios, il quale è anche il primo ad andare in difficoltà in battuta quando, nell'ottavo gioco, si trova costretto a rimontare da 0-30, ma grazie ancora alla prima palla riesce a salvarsi e ad impattare sul 4-4. Sul più bello, però, l'australiano si scioglie: sotto 6-5, concede con tanti errori 3 palle break consecutive a Murray. Salva le prime due ancora con il servizio, ma sull'ultima sbaglia una stop-volley non impossibile e cede così il parziale per 7-5 in 45 minuti.

Qui l'australiano accusa veramente il colpo, soprattutto da un punto di vista psicologico, visto che nemmeno una percentuale di prime palle in campo vicina al 90% gli ha permesso di portare a casa il set (e questo la dice lunga anche sulla prova di Murray). Se nel primo parziale avevamo avuto una partita frizzante, nel secondo di fatto finisce dopo due game, ossia quando lo scozzese riesce a piazzare ancora un break con un bel passante incrociato basso che Kyrgios non riesce a domare. Da qui l'australiano stacca definitivamente la spina e, dopo nemmeno 20 minuti e con un altro break, il numero due al mondo incassa anche il secondo set per 6-1.

Il terzo parziale è l'apoteosi del tennis di oggi di Murray, che praticamente non sbaglia più una palla e inizia a fare punti in ogni modo, addirittura attaccando e venendo spesso a rete (qui si vede il ritorno di Lendl) e nel terzo gioco piazza subito il break che gli permettere di mettere in cassaforte l'incontro, che chiude alla terza occasione utile in meno di due ore di gioco.