US Open 2016, Djokovic per ristabilire le gerarchie dopo un'estate turbolenta

A Flushing Meadows va in scena l'ultimo Major stagionale. Il numero uno al mondo al rientro dopo le lacrime di Rio, Murray per proseguire nel suo magic moment. Nadal tutto da testare, Del Potro mina vagante.

US Open 2016, Djokovic per ristabilire le gerarchie dopo un'estate turbolenta
Novak Djokovic, vincitore a New York nel 2015. Fonte: USopen.org

Due sconfitte nell'arco di un'intera estate non farebbero notizia per nessun giocatore, se non fossero capitate al numero al mondo Novak Djokovic, passato dalle lacrime di gioia per il suo primo Roland Garros conquistato agli inizi di giugno a quelle di delusione per l'eliminazione al primo turno del torneo olimpico di Rio de Janeiro. In mezzo, l'inatteso rovescio subito contro Sam Querrey sui sacri campi di Wimbledon, ma anche la conquista dell'ennesimo Master 1000 stagionale (il quarto del 2016 dopo Indian Wells, Miami e Madrid) sul cemento di Toronto.

Se si considera che in questi due mesi e mezzo di relativo passaggio a vuoto di Nole, è stato Andy Murray a fare l'en-plein (sconfitta in finale per sfinimento con Cilic a Cincinnati a parte), ecco che i prossimi Open degli Stati Uniti (in programma dal 29 agosto all'11 settembre) sembrano apparecchiati per essere un affare tra i due migliori giocatori al mondo, classifiche alla mano. Eppure, proprio in un'estate così particolare come quella in corso, sorprese e novità dovrebbero essere all'ordine del giorno. D'altronde, fu proprio nel 2012, all'indomani dell'oro olimpico di Murray a Londra, che lo scozzese si aggiudicò il primo torneo dello Slam della sua carriera. Il classico scenario dominato dai Fab Four sembra in realtà mostrare alcune crepe difficili da nascondere anche con una mano di vernice sulle pareti del circuito Atp. Roger Federer è alle prese con la gestione degli acciacchi dettati dell'età e salterà il secondo Major dell'anno dopo il Roland Garros, mentre Rafa Nadal rimane un'incognita, il principale punto interrogativo ai nastri di partenza di Flushing Meadows. Il maiorchino si è ripresentato con il consueto furore alle Olimpiadi (portabandiera di una Spagna mai così vincente da Barcellona 1992), prima di spegnersi negli ultimi round contro Del Potro e Nishikori e di essere maltrattato da Borna Coric a Cincinnati. Tomas Berdych, eterno top ten, non ci sarà per via dell'appendicite, Kei Nishikori è sempre sull'instabile crinale tra continuità e infortuni, Stan Wawrinka è in clamoroso calo fisico e mentale, a Milos Raonic manca il definitivo step per passare da outsider di lusso a solido contender.

Dunque quali sarebbero le sorprese pronte a spuntare al ritmo della musica dei cambi campo dell'Arthur Ashe? Una è in realtà ben riconoscibile per stazza e pericolosità: Juan Martin Del Potro, l'argentino che a New York trionfò nel 2009 e che ora è tornato più affamato che mai dopo due anni ai box. In pochi possono vantare il curriculum dell'uomo da Tandil, in grado di battere nello stesso torneo, ancorchè al meglio dei tre set, sia Djokovic che Nadal. Wild card, Del Potro sarà la variabile impazzita dell'ultimo Major dell'annno, quello che più si adatta alle sue caratteristiche.

Difficile veder trionfare il francese Gael Monfils, tuttavia pericoloso per chiunque grazie al suo estro e alla sua esplosività, mentre spera nel bis anche Marin Cilic, lui trionfatore a sorpresa due anni fa e protagonista di un'estate da montagne russe: a un passo dalla semifinale di Wimbledon (rimontato da Federer), si è riscattato prima in Davis con la sua Croazia (proprio con gli Stati Uniti, dopo essere stato sconfitto ancora al quinto da Sock), poi con il Master 1000 di Cincinnati. Rimane poi la batteria dei giovani, da Dominic Thiem ad Alexander Zverev, passando per Lucas Pouille e Nick Kyrgios, tutti in fase calante rispetto a inizio stagione (nonostante l'australiano abbia vinto dieci giorni fa ad Atlanta). Non più giovanissimo, ma pur sempre eterna promessa il bulgaro Grigor Dimitrov, chiamato a confermare i timidi passi avanti mostrati nell'ultimo mese. In un'ipotetica griglia di partenza appaiono invece più staccati i vari Gasquet, Ferrer e Tsonga, atleti stagionati che non hanno saputo cogliere l'attimo in passato e che difficilmente riusciranno a riciclarsi in vincenti proprio adesso. I grandi battitori Isner, Karlovic, Querrey e per certi versi Tomic dovrebbero uscire di scena all'alba della seconda settimana, obiettivo che sa di miraggio per gli italiani d'America. Con Seppi in crisi d'identità, Lorenzi lontano dall'amata terra rossa, gli occhi di chi ha il cuore foderato di tricolore dovranno necessariamente essere puntati su Fabio Fognini, lo scorso anno protagonista di una vittoria esaltante in ottavi di finale contro Nadal, in attesa di capire se si presenterà nelle vesti di Dottor Jekyll o di Mister Hyde.