Atp, parla Nadal: "Nel 2015 ho giocato con poca tranquillità, ma il tennis mi rende ancora felice"

Il giocatore spagnolo si confessa al quotidiano El Paìs, raccontando il suo 2015 vissuto tra ansie, sconfitte e risalite.

Atp, parla Nadal: "Nel 2015 ho giocato con poca tranquillità, ma il tennis mi rende ancora felice"
Atp, parla Nadal: "Nel 2015 ho giocato con poca tranquillità, ma il tennis mi rende ancora felice"

E' stata una vera e propria intervista-confessione quella che Rafa Nadal ha concesso ieri al quotidiano spagnolo El Paìs. Il mancino di Manacor ha raccontato il suo 2015, spiegando cosa gli è mancato per competere ad alti livelli, parlando di qualche esitazione di troppo e della fiducia di poter tornare sui suoi standard già dai prossimi giorni, quando avrà inizio la nuova stagione. 

Un anno da dimenticare per Rafa, che però si è concluso in crescendo proprio nella parte finale: "Sono sempre stato fiducioso, quindi anche quando le cose non andavano per il verso giusto sono rimasto positivo. Certo, con il passare delle settimane e dei tornei, alcuni favorevoli al mio tipo di gioco, non ottenere buoni risultati ha reso la situazione più complicata. Ho lavorato tantissimo per cambiare le cose e curiosamente sono migliorato nella parte finale dell'anno, che invece di solito è la più difficile per me. Non sono d'accordo con chi dice che dalle brutte stagioni si comprendono più cose di se stessi, anzi penso che si finisca per imparare altrettanto dopo aver raggiungo buoni risultati. In genere si impara dalle sconfitte quando uno non ha i piedi per terra o non sa bene come è arrivato fino a un certo punto, ma non è il mio caso. Ho sempre avuto le idee chiare, riuscendo a trarre qualcosa di positivo sia dalle vittorie che dalle sconfitte. Però è vero, durante quest'anno forse non ho imparato molto dal punto di vista strettamente tennistico, ma ho dovuto fronteggiare situazioni mentali nuove, diverse da quelle abituali". E qui Nadal prova a spiegare cosa intenda per "problemi psicologici": "Sono situazioni difficili da comprendere, però a volte capitano. L'unica cosa da fare è accettare il problema e lavorare per trovare una soluzione. Ho impiegato molto tempo prima di capirlo ma poi è giunto un momento in cui mi sono razionalmente detto che non potevo aver disimparato a giocare a tennis. Ecco perchè è stato più un problema mentale che tecnico, che mi ha impedito di giocar bene. Paura? No, non era paura. Non avrei timore di ammetterlo, perchè non sono una persona che si nasconde. E' solo una situazione in cui perdi il controllo, fatichi a respirare, il tempo sembra sfuggirti via. E' tutto una conseguenza dell'ansia. Poi ovviamente le sconfitte influiscono, soprattutto per uno come me che ha bisogno di puntare sempre al top. Ho parlato in tutta sincerità di queste cose durante l'intera stagione e adesso, dopo tutto quello che è successo, mi ritrovo comunque a essere il numero cinque al mondo, che non è poi un risultato così malvagio".

"Ho sempre accettato i miei errori, ma quest'anno è stato diverso. Stavolta gli errori mi hanno fatto perdere fiducia in me stesso, almeno molto di più di quanto mi sia capitato in passato. So che in molti pensano che la mia sia stata la prima stagione normale dopo tante eccezionali, ma per me questa non può e non deve diventare una stagione normale. Dopo tante sconfitte si riesce ad apprezzare meglio il valore delle vittorie: ecco perchè sono felice per come ho concluso l'anno. Ora ho solo voglia di continuare a lavorare per vincere, anche perchè le mie sensazioni adesso sono molto buone. Sì, ci sono stati momenti in cui ho smesso di credere in me stesso, ma sono sempre stato convinto di poter tornare ai miei livelli. Sapevo perfettamente che il mio era un blocco mentale, non tecnico. Perciò sono andato avanti un passo alla volta, superando piccoli ostacoli, vincendo partite su partite e ho concluso un anno complicato al numero cinque del mondo. La realtà è che fino a vent'anni fa in Spagna essere il numero cinque era considerato un gran risultato, mentre oggi uno mediocre. Sono undici anni che chiudo tra i primo cinque, nessuno ha fatto niente del genere fino a questo momento. L'appoggio dei tifosi? Sono una persona normale, a cui piace stare con la famiglia e gli amici. So bene che alla gente non interessa il Nadal di Manacor, il Nadal al di fuori del tennis, ma il Nadal giocatore, numero x del mondo. Sono consapevole di essere un privilegiato, per tutto quello che mi è successo e per ciò che ho conquistato".

Alla domanda relativa a un possibile, futuro, ritiro, Nadal risponde così: "Non lo so, a Wimbledon dissi che entro due anni avrei dovuto prendere decisioni importanti, ma era un momento in cui giocavo con ansia, non ero felice. Ora è diverso, perchè ciò che conta davvero non sono solo i risultati, ma riuscire ad essere felici facendo il proprio lavoro. E il tennis mi rende ancora felice. Anche altre cose sono cambiate, prima i viaggi mi pesavano di più, così come lo stare lontano da casa, dove volevo tornare appena possibile. Ora ho imparato a godermi anche i momenti in giro per il mondo, trovando un modo per star bene anche durante i tornei". Circa il suo rapporto con lo zio-allenatore Toni Nadal, Rafa smentisce ogni voce di separazione, ma puntualizza: "Non so se rimarrò con Toni fino alla fine della mia carriera, ma staremo insieme finchè saremo contenti l'uno dell'altro. Ogni volta che qualcosa non va immediatamente si parla del mio rapporto con lui, ma io sono molto autocritico e so da solo che se c'è qualcosa che non è andata bene durante l'ultimo anno è solo per mia responsabilità. Sono io l'unico colpevole. Tutti gli altri che mi hanno aiutato hanno fatto il lavoro come sempre. E poi non c'è solo Toni, ma anche Francisco Roig come secondo allenatore e credo che i due costituiscano una formula vincente. Toni mi conosce meglio di chiunque altro, praticamente dalla nascita, e capisce il mio tennis meglio di altri che mi hanno seguito giorno per giorno in tutti questi anni. Normalmente Franciso mi segue insieme a Toni solo a Pechino e Shanghai, ma c'è la possibilità che in futuro entrambi mi aiutino per più volte durante l'anno, mi trovo benissimo con loro due".

Infine, un pensiero sulle prossime Olimpiadi di Rio De Janeiro: "Il primo obiettivo è classificarmi per i Giochi, anche perchè per me è stato un duro colpo non poter partecipare a quelli del 2012. L'esperienza a cinque cerchi è davvero speciale, non vedo l'ora di poter tornare a gareggiare alle Olimpiadi di Rio. Ora sto lavorando meglio che mai, non ho subito infortuni nell'ultima stagione e il mio corpo sta rispondendo bene alle sollecitazioni degli allenamenti. Sì, sono davvero in un ottimo momento di forma".