ATP - Miami Open 2017: tre ore e oltre, è ancora Federer

Lo svizzero doma Kyrgios al tie-break del terzo e raggiunge in finale Rafa Nadal.

Tre ore e dieci, una notte - italiana - di tennis. Roger Federer supera Nick Kyrgios, il centrale applaude - oltremodo - il fuoriclasse di Basilea. Nick Kyrgios manca il golpe, la rivoluzione si ferma a un passo dalla sua completa realizzazione. Federer e Nadal incrociano la racchetta per la terza volta in stagione, la seconda in un atto finale. Dopo Melbourne, Miami, con Rafa ancora a secco e in cerca di riscatto. Al capo chino di Kyrgios - straordinario per capacità di resistere e ripartire - fa da contraltare la felicità di Federer, quasi incredulo nel suo cammino di stagione. Una sola sconfitta, per altro rocambolesca e in tono minore, una serie di vittorie fin qui non pronosticabili. 190 minuti e spiccioli per piegare un futuro n.1, il tie-break come punto d'unione. Federer si aggiudica il primo, Kyrgios il secondo. Il terzo, per 7 punti a 5, è ancora dello svizzero. 

"Sono stanco", un'ammissione poco dopo il match di quarti con Berdych. Federer confessa dolori vari, una fatica mentale quanto fisica. Da Bautista in poi, qualche difficoltà, un rendimento alterno. Normale, dopo tre settimane ad alto voltaggio, tra Indian Wells e Miami, ogni giorno sul pezzo. In attesa della pausa "da terra" però, due partite in cui offrire il meglio. Semifinale ed eventuale finale. Stuzzicante la prima, ancor più dopo il mancato appuntamento al BNP Paribas Open, contro Nick Kyrgios. L'australiano è alla guida della nuova generazione, ha la giusta sfrontatezza per portata una ventata di novità nel mondo della racchetta. Il match è, come da previsione, un concerto di spettacolo e classe, potenza e soluzioni. Il primo parziale offre l'unico ribaltone della partita, almeno in risposta. Kyrgios conduce corsa di testa, piazza il break nel settimo gioco e difende poi il fortino pallina alla mano. 53. Federer alza il livello di guardia, ai vantaggi si accoda, poi impatta. Fatale, a Kyrgios, una volèe comoda a rete dall'esito infelice. Traiettoria ad uscire, la palla tramonta in corridoio. Il rovescio di Federer è meraviglioso, 55. Si giunge al tie-break, l'equilibrio è assoluto. Sull'87, il nastro "difende" Federer, Kyrgios va largo poco dopo e il parziale è elvetico. 

Dalle prime fasi del secondo set, il servizio assume un ruolo dominante. Non si assiste ad alcun break, Federer si procura due occasioni, entrambe nel secondo, ma sbatte su Kyrgios. I due raccolgono molto con la prima, Federer sembra gestire la partita, pare avere più frecce all'arco, ma quelle di Kyrgios sono avvelenate. Colpisce senza timore, lascia andare il braccio e coglie Federer in scacco, almeno quando ha predominanza nello scambio. L'epilogo naturale, in una situazione di questo tipo, è ovviamente il tie-break, per la seconda volta. Federer mantiene la testa, ha più volte doppio vantaggio, ma Kyrgios ha carattere tale da non cedere, senza lotta, il palcoscenico. Un'alternanza meravigliosa di palle match e set point, un elettrico incedere ricco di interrogativi. 11 punti a 9, per Kyrgios. Si procede così al terzo, con l'inerzia che inevitabilmente cambia versante. Federer non si scompone, chiama il servizio - 90% con la prima - e gioca rapido, stordendo Kyrgios. Nick è pronto, sembra nato per queste partite. Il Centrale, apertamente schierato, assiste in una sorta di estasi tennistica, Federer apre il terzo prolungamento con un rovescio bloccato lungolinea di stordente bellezza. Non basta, Kyrgios è lì, è sempre lì. 44, con la volèe d'impatto di Federer sul passante di forza dell'australiano. Il punto di volta, beffardo per Kyrgios, nell'undicesimo punto. Il servizio, l'arma impropria, tradisce la dodicesima testa di serie. Il falco certifica la bontà della chiamata. Match point, prima ad uscire, Federer sale al centro del campo, braccia alzate. Vince Roger e raggiunge Rafa, Kyrgios esce battuto, ma con il futuro tra le mani. 

Federer - Kyrgios 76(9) 67(9) 76(5)