L'età avanza, passano gli anni, ma solo per alcuni. Serena Williams - così come il suo compagno di merende, Federer - incanta, emoziona e trascina la folla. La Kerber le aveva scippato il trono nel 2016, lei ha trasformato il 2017 da "anno della decadenza" ad "anno della conferma", l'ennesima. La N°2 viaggia ad alto ritmo, così come Venus. Due icone della sport, due sorelle. Una finale da gustare, ecco le sue parole:

"Certo, è ovvio che subentra il disagio in queste situazioni; ma Venus ha sofferto troppo, ha combattuto contro la malattia, ha passato momenti bui, la finale è una vittoria per entrambe. Davvero, parlo sinceramente: sono in una situazione dove ciò che accadrà non mi importerà più di tanto. La prima volta che l'affrontai completai il Serena Slam, ma il passato è archiviato. Non ci penso più, adesso sono in corsa per il 23° Slam. La vittoria di Venus agli US Open 1997? Fantastica, ero sugli spalti ed esultavo. Mi sembrava di giocare il match con lei."

"Io e Venus ci parliamo, eccome se ci parliamo. Adesso anche di più rispetto a prima. Tutto questo può solo giovare al nostro rapporto, rafforza il nostro legame che non verrà mai meno. Lei vuole che io dia il massimo, la stessa cosa vale per me. Sarà una finale fantastici, da brividi; è un'opportunità per intraprendere un nuovo viaggio. E non sono sicura del fatto che questa sarà la nostra ultima finale. Sarà anche più facile affrontarla, sotto il punto di vista mentale, poiché adesso limitiamo i match al fatto tennistico e non andiamo oltre. La previsione di mio padre? Alla fine si è avverata, lui era davvero innovativo e ci ha inculcato delle idee innovative. Le persone erano contrarie, ci dicevano che quello non era tennis. Ma papà sapeva dell'importanza dei piedi, erano concetti utili per il gioco. Una volta che abbiamo assorbito tutto, c'è stata una piccola rivoluzione".

"Vedere in prima persona Venus nel punto più basso della sua carriera mi ha fatto male. Ero stressata e preoccupata che non avrebbe più giocato un match, che non sarebbe più tornata. Si allenava benissimo, era sempre pronta, ma in partita perdeva. Ed io non riuscivo a capire, non mi capacitavo di ciò e del fatto che fosse ancora lì a competere. Mi ritengo fortunata di esserle stata vicino nei momenti più belli, in quelli più brutti, sempre."