Crotone, il fronte del Sì e quello del No: spunti da cui ripartire dopo il 2-1 di San Siro

La sconfitta, se da un lato non ha portato punti, dall'altro ha fornito a Nicola ottimi spunti da prendere in considerazione per affrontare le prossime sfide con il piglio giusto. Vediamoli.

Crotone, il fronte del Sì e quello del No: spunti da cui ripartire dopo il 2-1 di San Siro
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In un lunedì in cui gli strascichi del referendum costituzionale ancora ci "obbligano" a ragionare secondo l'eterna antitesi del Sì e del No, è doveroso provare a delineare la gara del Crotone, che nel mezzogiorno di ieri ha perso a san Siro con l'onore delle armi contro un Milan non bello ma comunque incerottato. Che i calabresi siano andati alla scala del calcio per interpretare il ruolo di comparse e non di prime donne è indubbio, il modo in cui si è concretizzata la sconfitta, immeritata, lascia però l'amaro in bocca ad un collettivo in ripresa ma comunque bisognoso di punti per continuare a sognare una salvezza tanto miracolosa quanto difficile.

Sceso in campo con un modulo differente e più equilibrato, un 4-4-2 in cui il ruolo di centrocampista pronto a divenire ala è stato sapientemente interpretato da Stoian, gli Squali hanno a lungo imbrigliato il Milan, chiudendosi in difesa e ripartendo con celerità grazie alla velocità dei propri interpreti in fase offensiva. Trotta e Stoian, appunto, hanno spesso preoccupato la difesa rossonera in fase di contropiede, costretta agli straordinari per mettere una toppa agli errori di un centrocampo debole e frequentemente in stato confusionale. Proprio da uno di questi capolgimenti di fronte, per esempio, nasce la prima rete di gara, il primo grande "Sì" calabrese, con Rohden lucido nel servire, al centro dell'area, il cinico Falcinelli, sempre più trascinatore dei suoi.

Con l'imprevisto vantaggio, gli equilibri di gara si scombussolano, e lo stesso Crotone comincia ad abbassarsi ancor di più, forse anche a causa dell'inesperienza di una rosa che mai si è ritrovata a dover gestire una vittoria contro una corazzata e su un campo notoriamente ostico per tutti. Un'inesperienza sfruttata dal Milan come manna dal cielo, con i ragazzi di Montella pronti a serrare le proprie file per imbastire una manovra completamente volta al raggiungimento del pari. Durante tutta la seconda fase di primo tempo, infatti, il Crotone non si è più fatto vivo con pericolosità dalle parti di Donnarumma, consegnando di fatto al Milan le chiavi del gioco. Tale prematuro "rientro negli spogliatoi", ha evitato altri dolori al Diavolo, che con calma ha saputo sfruttare il momento giusto, un calcio d'angolo cioè ottenuto dopo uno dei tanti tentativi fallaci di Niang, guizzante ma davvero troppo impreciso sotto porta. 

Nell'occasione, la difesa crotonese ha messo in evidenza i propri limiti, lasciando liberi di fare quello che volevano sia Paletta, autore del suggerimento vincente, che Pasalic, di fatto indisturbato al momento di concludere in rete, come confermano anche gli improperi lanciati da Cordaz a Rosi, inesistente in marcatura. L'1-1 spegne le velleità del Crotone, troppo difensivisita anche nella ripresa e nonostante l'intervallo, dove Nicola sicuramente avrà caricato i suoi. L'unica azione ospite, al 69', è un tiro potente di Trotta, troppo poco per impensierire Romagnoli e compagni. Tale atteggiamento, il vero effettivo "No", regala la vittoria al Milan, raggiunta grazie ad un guizzo di Lapadula nel finale ma comunque sfiorata durante tutto il secondo tempo. 

Lasciare la manovra agli avversari, senza disporre di una difesa capace di chiudere bene gli spazi, è stato il grande errore del Crotone, sicuramente dovuto alla sopracitata inesperienza, che spesso è risultata essere più decisiva, in negativo, della scarsa precisione sotto porta. A livello di reti, infatti, nulla si può dire ai ragazzi di Nicola, sempre più cinici quando c'è da sfruttare quell'unica occasione creata, come conferma anche la serie importante di reti messe a segno da Falcinelli nelle ultime uscite. E nulla si può dire nemmeno alla disposizione tattica di Nicola, non spregiudicata ma perfettamente tagliata alle esigenze della sfida. A far perdere la sfida, dunque, è stata la mancata mentalità, la paura che ha frenato il gioco di un Crotone perfetto fino all'1-0, paradossale verità che descrive però quanto visto ieri.

Al momento del vantaggio, infatti, i calabresi hanno tirato i remi in barca piuttosto che azzannare un centrocampo incerottato e friabile. Con più incisività, infatti, il Diavolo sarebbe stato messo alle corde. Stando a quanto visto, tutto tenderebbe verso il "Sì", ma il dubbio quando si tratta di eventi da circoscrivere nella sfera del condizionale è lecitamente accettato. I punti da cui partire sono tanti, comunque: un gioco finalmente armonico, un'attitudine contropiedistica pungente, i differenti moduli ugualmente assimilati dai giocatori. Tanti "Sì", a cui però fanno da contraltare altrettanti e dolorosi "No", su tutti l'inizio tremendo e i molti punti persi contro altre dirette concorrenti.

Se, infatti, il Crotone ancora spera nella salvezza, lo deve soprattutto ai passi falsi di Palermo, le cui sconfitte consecutive sono otto, e Pescara, a secco di vittorie dal 3-0 a tavolino contro il Sassuolo, ottenuto appunto grazie ad un errore dei neroverdi, che fecero giocare Ragusa, non iscritto alla lista dei giocatori da poter usare in campionato. Vedere gli aspetti negativi sarebbe però controproducente: il Crotone ora sembra aver trovato la propria dimensione, punto fondamentale da cui ripartire per conquistare, si spera, altri punti, magari sul campo. La prossima, dunque, in casa e contro il Pescara, dovrà essere affrontata con fame e, logicamente, dovrà portare ai tre punti.