Rio 2016: il Settebello ed un bronzo che vale quasi quanto un oro

Nonostante siano arrivati "solo" terzi, i ragazzi di Campagna hanno concluso la propria Olimpiade alla grande, impressionando per mentalità e approccio. Un buon punto da cui ripartire.

Rio 2016: il Settebello ed un bronzo che vale quasi quanto un oro
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Terminato l'emozionante torneo olimpico di pallanuoto, arriva inevitabilmente il momento delle valutazioni per il nostro Settebello. Contro ogni pronostico, i ragazzi di Campagna hanno conquistato un ottimo terzo posto, facendo meglio di collettivi ben più quotati quali Ungheria, Montenegro e Grecia. Certo, perdere in semifinale contro la Serbia ed in maniera così beffarda brucia ancora, ma tale intoppo non può però togliere smalto ad una prestazione complessivamente di livello ed assolutamente imprevista al via. 

Tra i tanti fattori capaci di elevare il Settebello a terzo collettivo al mondo s'inserisce sicuramente l'abilità di fare gruppo, di fare squadra, andando a compensare con il gioco d'insieme laddove i singoli avversari apparivano insuperabili, si veda per esempio la doppia batosta rifilata al Montenegro sia nei gironi che nella finalina. La coesione umana dei nostri atleti non è stata infatti mai intaccata, nemmeno quando il tremendo parziale di 0-6 contro la Serbia aveva di fatto decretato l'anticipato addio al sogno finale.

Secondo fattore, l'aggressività, soprattutto in fase offensiva. Contro collettivi ben più accreditati al via, il Settebello ha proposto fin dai primi minuti una potenza d'attacco importante e di spessore, con Aicardi e Figlioli sempre pronti a fare spalla a spalla contro i rocciosi difensori avversari. Contro Grecia e Montenegro, per esempio, l'uomo mascherato non si è risparmiato, giocando d'astuzia e superando con l'intelligenza tattica il fisico statuario dei difensori avversari. Certo, forse contro la Serbia l'impegno non è servito a molto, ma pretendere dai nostri ragazzi un risultato diverso da quanto ottenuto dimostrerebbe un'ingiusta cecità davanti a quanto, invece, di buono è stato fatto.

Punto dolente 'contro' i nostri colori, inevitabilmente sotto la lente d'ingrandimento, la fase difensiva. Sono state troppe, infatti, le reti 'regalate' da parte degli Azzurri. E se contro la Grecia o durante i gironi tale inclinazione era facilmente passabile grazie all'importante potenza offensiva, contro i nuovi campioni olimpici della Serbia la stessa è risultata essere, in parte, decisiva per la sconfitta. Molto spesso, nella semifinale, l'Italia ha infatti subito gli attacchi centrali, subendone di troppi anche in condizione di parità numerica e nonostante le buone prestazioni dei due portieri, Tempesti e Del Lungo. 

Nonostante i (pochi) nei, comunque, il percorso del Settebello è stato davvero sorprendente, un perfetto mix di concentrazione contro i collettivi meno forti e di grinta contro quelli più accreditati. Nonostante l'unico blackout mentale in semifinale, inoltre, l'Italia ha impressionato per l'ottima inclinazione vincente e per la voglia di dare tutto dal primo all'ultimo quarto. Campagna può dunque sorridere, ripartendo da giocatori talentuosi e da una voglia di riscatto, cominciando dunque a prepararsi per i prossimi importanti avvenimenti mondiali. Il Settebello c'è, e non vuole fare la parte del comprimario.